Montagna

giovedì 29 Ottobre, 2026

Il sentiero virale che preoccupa il soccorso alpino del Trentino: in due anni quasi 40 incidenti, 22 interventi con l’elicottero e due morti. Il costo totale? Oltre 43mila euro

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Si tratta del fotogratissimo Viel del Pan, ai piedi della Marmolada. Fugatti: «Non sempre gli escursionisti sono consapevoli delle difficoltà»

Il sentiero E601 «Viel del Pan», che collega il Passo Pordoi al Passo Fedaia, è uno dei percorsi panoramici più famosi delle Dolomiti. Tuttavia, detiene anche uno dei tristi primati per numero di incidenti. A confermarlo è la risposta del presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, all’interrogazione firmata dal consigliere ladino Luca Guglielmi.

Tra il 2023 e il 2025, così si legge nella risposta scritta, gli infortuni avvenuti su questo tracciato sono stati 39, con due decessi. In 22 casi è dovuto intervenire l’elisoccorso da Trento, per un totale di circa 25 ore e mezza di volo. Un dato che non tiene conto dei voli partiti da Belluno. I costi sono elevati: circa 1.700 euro per ogni ora di volo, per un totale di spese vive che supera i 43 mila euro.

Il sentiero E601 è un tracciato alpino lungo 7.260 metri, suddiviso in quattro tratte con difficoltà variabili. La prima, dal Passo Pordoi al Rifugio Fredarola, è classificata T (turistica); la seconda, fino al Rifugio Viel del Pan, è classificata E (escursionistica); le due tratte successive, fino al Rifugio Ettore Castiglioni, sono classificate EE (per escursionisti esperti).

La seconda tratta è la più frequentata, ma anche quella in cui si concentrano numerosi incidenti, a causa del terreno insidioso, soprattutto quando è bagnato, e dell’attrattività del panorama sulla Marmolada. La parte finale, classificata EE, viene invece spesso sottovalutata: percorrerla senza un’adeguata preparazione e senza l’attrezzatura necessaria può esporre a seri rischi di caduta.

Frequenti gli interventi di manutenzione effettuati sia dal gestore del Rifugio Viel del Pan, che si occupa di piccole sistemazioni soprattutto dopo eventi meteorici, sia dalle squadre coinvolte nell’accordo di collaborazione per la valorizzazione della rete sentieristica della Valle di Fassa. Ne fanno parte l’Apt, le amministrazioni comunali, il Comun General de Fascia, le ASUC e la Sat. Ogni anno, durante la stagione estiva, sono previsti 12 interventi di controllo e manutenzione, in considerazione dell’elevata frequentazione e dei danni provocati dai temporali.

Le problematiche legate all’erosione e al fondo sono attribuibili all’età del sentiero, che ha oltre 120 anni, e alla natura del terreno. A queste caratteristiche si aggiunge la scarsa preparazione di alcuni escursionisti, che spesso si affidano ai social, dove le difficoltà vengono banalizzate e non vengono descritte adeguatamente le competenze tecniche e fisiche necessarie, né l’importanza di un’attrezzatura idonea.

Che cosa fare, dunque? La Provincia riconosce il problema, ma la conclusione è che il rischio zero in montagna non esiste. Occorre quindi insistere sull’educazione degli escursionisti, affinché siano consapevoli delle difficoltà reali dei percorsi e non si lascino ingannare dall’immagine di una montagna facile e accessibile, spesso trasmessa dai social. Una linea che ricalca quella sostenuta dalla Sat, da tempo impegnata a richiamare alla responsabilità e alla prudenza chi frequenta la montagna.

Il dibattito, tuttavia, è appena cominciato. Il prossimo passo sarà definire i nuovi sentieri sulla Marmolada dopo la tragedia del 3 luglio 2022, quando il crollo di una parte del ghiacciaio provocò la morte di undici persone. Un tema delicatissimo, che riguarda una montagna ancora in trasformazione e sulla quale ogni decisione dovrà tenere conto della sicurezza e dei cambiamenti ambientali.

Il Viel del Pan, del resto, non è l’unico percorso a costituire un pericolo per gli escursionisti. Il Soccorso Alpino ha lanciato ripetuti allarmi per la via ferrata delle Scalette (sentiero E583, nel gruppo del Larsec), formalmente interdetta a causa del grave rischio di crolli e dell’instabilità della roccia. Nonostante la chiusura e i divieti, continuano gli accessi abusivi da parte di escursionisti che rimangono bloccati e devono essere soccorsi.

Un altro percorso problematico è la via ferrata «I Magnifici 4», a San Giovanni di Fassa, considerata una delle più difficili e atletiche dell’intero arco alpino. Si sviluppa su pareti verticali e strapiombanti nella Val San Nicolò. L’elicottero e i tecnici del soccorso vengono attivati per trarre in salvo escursionisti colti da sfinimento muscolare, crisi di panico o feriti nei tratti più impegnativi.

Nell’area del Passo San Pellegrino, invece, è nota la pericolosità del gruppo di Cima Uomo, dove un tempo proseguiva la via ferrata Bepi Zac. Il percorso P02, oggi dismesso, registra frequenti interventi per traumi causati da cadute. In prossimità delle forcelle e sui pendii rocciosi estremamente ripidi è facile perdere l’equilibrio.

L’ultimo incidente mortale citato nell’articolo risale al 14 settembre, quando un escursionista di 46 anni ha perso la vita precipitando per circa 300 metri. Tra le aree critiche si è aggiunto, durante l’estate, anche il sentiero E557, nel tratto che collega il Rifugio Friedrich August al Rifugio Pertini. La zona è diventata virale sui social per le centinaia di escursionisti in coda, a oltre 2.300 metri di quota, per assaggiare un semplice krapfen alla crema.

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