Cultura

giovedì 28 Maggio, 2026

«E se il Sudtirolo diventasse uno Stato?» Lo scenario, preso sul serio, da un avvocato e da un costituzionalista

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L'incontro in attesa dell'iniziativa Trentino 2060. Cosulich: «L'Autonomia non sia mera amministrazione. Il Trentino aveva diritto di preverere un terzo mandato per il Presidente della Provincia»

«E se il Sudtirolo diventasse uno Stato?». È stata questa la domanda che ha fatto da fil rouge all’incontro “Aspettando Trentino2060” che si è tenuto a Borgo Valsugana presso il giardino dell’istituto Degasperi e che ha avuto come tema la questione sudtirolese. L’evento, organizzato da una rete di associazioni culturali della Valsugana (Agorà, Oltre e SlowCinema), ha avuto due ospiti di rilievo – moderati dal redattore de il T Johnny Gretter –: Matteo Cosulich, docente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento; e Marco Manfrini, avvocato, tra gli autori del libro «Kann Südtirol Staat?» edito da Noiland, tradotto in italiano, per l’appunto, con il titolo: «E se il Sudtirolo diventasse uno Stato?».
Il tema di quest’anno del Festival Trentino2060, che si terrà dal 24 al 28 giugno a Pergine Valsugana, Levico Terme e Borgo Valsugana, è quello dei confini. Nell’evento anticipatorio di domenica scorsa il confine analizzato è un confine vicino a noi, ossia quello del Brennero. Un confine storico, politico, giuridico, che ha trovato la sua sintesi nel modello autonomistico. Ma come tutte le invenzioni umane, l’autonomia non è immutabile né eterna.

Immaginare l’indipendenza
Così, il libro pubblicato da Noiland pone una provocazione: è immaginabile pensare a un’indipendenza del Sudtirolo/Alto Adige? A portare la sua visione è stato innanzitutto il docente dell’Università di Trento, Matteo Cosulich: «Io non penso che la prospettiva dell’indipendentismo sia realistica. La Costituzione italiana non permette una soluzione di questo tipo. Qualsiasi ordinamento statuale non ammette la secessione», ha dichiarato. «Sono la guerra e le crisi internazionali che fanno gli Stati. È difficile pensare che si arrivi a una statualità per via dell’autodeterminazione di una parte della popolazione».

Parzialmente diversa l’opinione di Marco Manfrini: «Noi al titolo del libro abbiamo deciso di inserire il punto di domanda perché il nostro non vuole essere un manifesto politico, ma un invito a riflettere. Ciò detto, noi crediamo che la Costituzione potrebbe anche, in astratto, legittimare una simile possibilità. Il libro parte proprio dalla necessità di trovare un meccanismo giuridico e democratico che dia risposta alle istanze indipendentiste e di maggiore tutela delle minoranze linguistiche esistenti in Europa», le parole dell’avvocato altoatesino.

Il nodo dell’Autonomia
Il dialogo è poi proseguito ricordando la storia del Sudtirol – Alto Adige, che è passata dall’essere parte dell’impero austroungarico a essere una minoranza discriminata dal regime fascista, per poi giungere, in età repubblicana, al riconoscimento dell’autonomia, prima all’interno di un quadro regionale forte, che vedeva limitato il potere legislativo e amministrativo delle due Province, successivamente – passando anche attraverso un periodo di terrorismo, culminato nella “guerra dei tralicci” – con un ridisegno complessivo culminato nel secondo statuto di autonomia. Oggi, dopo tanti anni – e un terzo statuto di autonomia alle porte – si corre un rischio: quello di dimenticarci del senso più autentico dell’autonomia del territorio.
«Il libro, nel lanciarci questa provocazione dell’indipendenza, pone sul tavolo il tema della riscoperta dell’autonomia, anche perché oggi c’è una certa assuefazione. L’autonomia va coltivata. Si possono anche adottare delle leggi sapendo che lo Stato le impugnerà», ha dichiarato Matteo Cosulich. «Come costituzionalista, sono tuttora persuaso che la Provincia Autonoma di Trento potesse adottare la legge che prevedeva il terzo mandato. Si può discutere dell’opportunità di una tale scelta, ma la legittimità, secondo me, c’era».

La consapevolezza è che la giurisprudenza costituzionale che è andata affermandosi nel corso dei decenni è, in una certa misura, ostile alle autonomie regionali, sia ordinarie sia – tantopiù – speciali. «Un tempo si pensava che l’autonomia fosse scolpita per sempre, ma dal 2001 abbiamo assistito a un’erosione dell’autonomia sudtirolese», le parole di Manfrini. «Ecco che il nostro è un invito a riflettere, a trovare soluzioni politiche democratiche che permettano di venire incontro alle istanze della popolazione». Gli ha fatto eco, concludendo, Matteo Cosulich: «L’idea di chi adottò la revisione costituzionale del 2001 era di ampliare l’autonomia, ma ciò non è successo perché la giurisprudenza della corte costituzionale ha progressivamente riassorbito queste spinte autonomiste. Oggi corriamo il rischio che l’autonomia diventi mera amministrazione».