L'intervista

domenica 23 Agosto, 2026

Droga, il criminologo Baratto: «Il mercato è nascosto e lo spacciatore non è più quello che immaginiamo. Il 60% sono italiani»

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Il docente di Sociologia del diritto e della devianza dell’Università di Trento analizza la filiera: «In Trentino domanda significativa e segnali preoccupanti per cocaina e crack»

«Non esiste un unico profilo di spacciatore. Il quadro è meno stereotipato di quello che si può pensare: delle quasi 30mila persone denunciate nel 2024 più del 60% è italiano e 40enne». Gabriele Baratto, criminologo, coordinatore del gruppo di ricerca «eCrime» e professore di Sociologia del diritto e della devianza dell’Università di Trento, analizza il mercato della droga.
Come è cambiato negli ultimi anni?
«Per le sostanze tradizionali si è accentuata la frammentazione degli ultimi anelli della distribuzione. Al dettaglio operano piccoli gruppi, venditori mobili, reti di conoscenze e servizi di consegna a domicilio, spesso sostenuti da canali digitali».
Anche l’offerta si è diversificata?
«Sì certo, circolano prodotti nuovi, talvolta caratterizzati da potenza elevata, composizione variabile ed effetti non sempre conosciuti dagli stessi consumatori. Nel 2025 il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe ha identificato in circolazione sul territorio italiano 92 nuove sostanze psicoattive».
L’intercettazione è più complessa?
«Sì perché non passa più attraverso piazze o vie fisiche stabili. Social network e sistemi di messaggistica consentono di separare il contatto tra venditore e cliente dal luogo della consegna e di modificare rapidamente account, numeri telefonici e punti di incontro. Il mercato è nascosto».
Quale è il profilo di uno spacciatore?
«C’è chi vende agli amici, il pusher di strada, il custode di un deposito, il corriere, il grossista, il broker internazionale… Gli ultimi dati pubblici della Direzione centrale per i servizi antidroga restituiscono un quadro meno stereotipato di quanto si potrebbe pensare. Delle quasi 30 mila persone denunciate nel 2024 per questi reati, quasi il 30% aveva almeno quarant’anni. E più del 60% dei denunciati era di nazionalità italiana».
Il rapporto con la criminalità organizzata varia a seconda del livello della filiera e del tipo di sostanza…
«L’importazione di grandi quantitativi, la logistica internazionale e il riciclaggio dei proventi richiedono normalmente strutture, risorse e relazioni criminali consolidate. La distribuzione al dettaglio, invece, può essere affidata a gruppi più piccoli o a singoli venditori che godono di una certa autonomia. Molti venditori al dettaglio acquistano la sostanza da uno o più intermediari. Questa separazione tra i diversi livelli riduce l’esposizione dei vertici e rende possibile sostituire rapidamente corrieri, depositari e venditori».
Quanto è importante la presenza di gruppi criminali organizzati dietro i piccoli pusher?
«Le organizzazioni strutturate restano fondamentali nell’importazione di grandi quantità di sostanze “tradizionali”. Questo, però, non significa che ogni piccolo pusher appartenga direttamente a una mafia o conosca il vertice della rete. La filiera cambia a seconda della sostanza».
Spieghi meglio.
«Nel caso della cocaina possiamo distinguere diverse fasi: la produzione nei Paesi di origine, il trasporto internazionale, l’ingresso in Europa, la distribuzione all’ingrosso, lo stoccaggio, l’adulterazione e suddivisione in quantitativi più piccoli, la distribuzione locale e infine la vendita al consumatore. Questi passaggi possono essere gestiti da organizzazioni differenti e collegati da intermediari. La cannabis presenta una filiera più diversificata. Il mercato europeo dell’hashish continua a essere alimentato in misura rilevante dalla produzione marocchina, mentre la marijuana può essere importata, coltivata all’interno dell’Unione europea oppure prodotta localmente».
E il Trentino come lo inserisce in questo quadro?
«Il territorio non è immune dal problema. Analizzando i dati e i rapporti esistenti, possiamo individuare: una domanda locale significativa, segnali sanitari preoccupanti legati alla cocaina e al crack, una posizione geografica che facilita i collegamenti con mercati extraprovinciali e la compresenza di piccolo spaccio e reti più organizzate».

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