Campi liberi
venerdì 3 Aprile, 2026
Dino Zoff: «Che dolore per l’Italia. Var a dismisura e fischi continui: oggi troppe innovazioni a discapito del ritmo. Bearzot? Avercelo»
di Lorenzo Fabiano
Il mito del calcio azzurro analizza la crisi della Nazionale dopo il terzo Mondiale fallito: «non è possibile che coi piedi giochi di più il portiere che il centravanti. Troppe finzioni e ritmi bassi»
Il portierone. Una carriera lunghissima, leggendaria, tra anni Sessanta, Settanta e Ottanta, in cui ha visto succedersi quattro Papi e cinque Presidenti della Repubblica: Dino Zoff è un simbolo del nostro calcio, ma non ditegli mai che è un monumento, perché vi risponderà che «I monumenti è meglio di no, che son lapidi». Per lui, campione del mondo a quarant’anni, quella maglia azzurra che ha indossato 112 volte tra il 1968 e il 1983 è sacra. E ora, a 84 anni, a vedere come si è fatta sbiadita ci soffre. Ma col suo stile, a bassa voce, nella compostezza e nella riservatezza dei grandi uomini.
Zoff, innanzitutto come sta?
«Bene dai, tutto normale».
È il nostro calcio che non sta bene. Come l’ha presa l...
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