La storia
sabato 20 Gennaio, 2024
Diego Braito, il mister (ingegnere) che prende ferie per allenare i bambini
di Redazione
Testimonial della campagna che racconta i i volontari di Trento è allenatore dei “pulcini” (i bambini tra gli otto e i dieci anni di età) del Calisio calcio
Ha talmente tanta passione per allenare i «suoi bimbi», come li chiama lui, che per anni prendeva mezz’ora di ferie al giorno per arrivare puntuale al campo del Calisio asd, la sua seconda casa. Diego Braito, l’ingegnere prestato al calcio allena i pulcini per passione ed è uno dei volti della campagna «Gente felice» che avvicina la città all’anno di capitale europea del volontariato che verrà inaugurato il 3 febbraio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla T quotidiano arena. Braito, 59 anni, ingegnere, è allenatore dei “pulcini” (i bambini tra gli otto e i dieci anni di età) del Calisio calcio, società punto di riferimento della collina dell’Argentario e non solo. Nell’ambiente è noto, oltre che per il carisma, per aver vinto con le sue squadre tornei prestigiosi come il Beppe Viola.
Com’è strutturata la sua società? Da quanti anni esiste?
«Il Calisio calcio nasce negli Anni ‘90 dalla fusione dell’Argentario e del Martignano. Gestiamo tre strutture di Asis: il campo da calcio a 11 a Martignano a monte del parco, quello a Cognola vicino a Villa Madruzzo e un campo da calcetto alle Marnighe. Siamo una ventina di allenatori più una decina tra dirigenti e accompagnatori. Seguiamo i ragazzi dai 5 anni fino ai 17; poi c’è l’under 18 e la “prima squadra».
Ci racconta qualcosa di lei?
«Ho un figlio che gioca a calcio e una figlia che gioca a volley, lavoro in una società di manutenzione di elicotteri».
Come ha iniziato?
«Ho iniziato nel 2008 quando, dopo aver lasciato il calcio giocato da tanti anni, ho portato mio figlio all’Invicta per imparare a giocare; lì ho iniziato prima a collaborare e poi ad allenare. Sono poi passato al Calisio, sempre con i pulcini che sono diventati la mia “specializzazione”. Una cosa che mi ha commosso è stata la sincera gratitudine di un papà che, dopo tre anni che allenavo suo figlio, mi ha detto che non pensava che sarebbe riuscito a giocare così bene a calcio. Più in generale è il riconoscimento dei genitori che spesso mi chiedono se “seguo” i loro figli anche quando passano di categoria».
Cosa la spinge a impiegare il suo tempo per un’attività del tutto gratuita?
«Poter insegnare ai bambini a stare insieme giocando a calcio è molto gratificante, soprattutto quando vedo quanti vanno avanti e si riscrivono l’anno successivo dopo essere passati dalla mia squadra. Non è facile soprattutto per chi ha una famiglia, un lavoro e dei figli. Adesso ho più autonomia sul lavoro, ma per parecchi anni prendevo tutte le volte mezz’ora di ferie per poter uscire un po’ prima per arrivare in orario perché i pulcini si allenano sempre intorno alle 17.30, finita la scuola. Noi abbiamo due allenamenti da un’ora e mezzo, più la partita del sabato».
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