Il caso

mercoledì 2 Settembre, 2026

Davanti al giudice per crimini di guerra in Germania dopo l’arresto per sabotaggio, l’avvocato Canestrini: «Il processo al mio cliente non è ancora iniziato, la pena inumana sì»

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Il legale difende uno dei presunti responsabili del sabotaggio del gasdotto Nord Stream: «Passa 23 ore in cella senza alcun contatto»

«Il processo a carico del militare ucraino non è ancora iniziato. La pena, invece, sì. Inumana». L’avvocato trentino Nicola Canestrini, che difende uno dei presunti responsabili del sabotaggio del gasdotto Nord Stream del 2022, denuncia le modalità con cui il suo cliente è stato trasferito in Germania per il processo e le condizioni della sua detenzione.

«Dal novembre 2025, data della consegna dall’Italia alla Germania, SK (iniziali dell’uomo arrestato, ndr) è ristretto in un regime che le autorità tedesche non chiamano formalmente isolamento, ma che di un isolamento inumano ha ogni caratteristica: ventitré ore al giorno in cella, nessun contatto con altri detenuti, nessuna scadenza – riferisce Canestrini – Il Procuratore generale federale si oppone a qualsiasi allentamento. L’amministrazione penitenziaria non nega, ma si giustifica con ragioni organizzative, come se i diritti fondamentali fossero una voce di bilancio. A ciò si aggiunge che la misura cautelare è fondata sul solo pericolo di fuga, eppure le comunicazioni del detenuto sono integralmente sorvegliate: non sussistendo, per ammissione della stessa autorità giudiziaria tedesca, alcun pericolo di inquinamento probatorio, la censura di Stato non serve al procedimento. Serve soltanto a rendere la detenzione più dura».

Si tratta, prosegue l’avvocato, della seconda violazione che la giustizia tedesca consuma nei confronti del suo assistito. «La prima è nota – dichiara – La Germania ha esteso l’accusa a un crimine di guerra mai sottoposto all’autorità giudiziaria italiana, in violazione del principio di specialità che governa ogni consegna europea. La seconda è oggi documentata: a una persona detenuta sulla base di accuse formulate in violazione delle regole della cooperazione giudiziaria vengono negati gli standard che persino la giurisprudenza tedesca riconosce a qualsiasi altro detenuto in attesa di giudizio. La Germania, evidentemente, applica le proprie regole a tutti, tranne che a chi le è stato consegnato in nome di quelle stesse regole».

«Il mandato di arresto europeo si regge sulla fiducia reciproca tra Stati membri – conclude l’avvocato – La fiducia, però, non è un atto di fede: si fonda sulla verifica, e la verifica è stata fatta. Le assicurazioni fornite all’Italia non hanno retto alla prova della cella. Chi oggi, in Italia o altrove, dovesse valutare una richiesta di consegna proveniente dalla stessa autorità dispone ora di un precedente concreto su cui misurare l’affidabilità delle sue garanzie. Lo Stato di diritto non si dimostra dove è facile, ma dove è difficile: nei procedimenti politicamente più delicati, verso gli imputati che gli sono meno graditi. Il principio di specialità e il divieto di trattamenti inumani non sono cortesie: sono la condizione stessa alla quale l’Europa consegna le persone. Chi li sospende nel caso Nord Stream non li sospende per un uomo, ma per il sistema».

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