L'iniziativa

martedì 1 Settembre, 2026

Morì per un angiosarcoma, in dieci anni raccolti 90mila euro per la ricerca dall’associazione Patrizia “Patty” Coser

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Il fratello Nicola: «La "Festa in Rosa" dedicata a mia sorella è sempre un successo e il miglior modo per ricordarla»

Musica, ballo, buon cibo e non poche risate. Il tutto in diverse tonalità di rosa, dai festoni alle tovaglie, fino ai pantaloncini e alle magliette degli organizzatori. È con leggerezza, ma anche con un intento serissimo – sostenere la ricerca contro il cancro – che sabato 22 agosto a Grauno, in val di Cembra, si è svolta la Festa in Rosa, in ricordo di Patrizia Coser, scomparsa dieci anni fa, a soli 30 anni, per un raro angiosarcoma.

Un appuntamento ormai fisso che, nel decimo anniversario, segna un traguardo importante: l’assegnazione di una nuova borsa di studio per sostenere la ricerca, resa possibile dalle donazioni raccolte dall’associazione che ne fa rivivere, nel segno della solidarietà, la memoria. La giovane sorride nelle foto esposte in sala ed è raffigurata nei grandi cuori stampati sulle magliette. Alla festa, tra aperitivo, cena conviviale, intrattenimento per famiglie e la musica degli «Una Tantum Acoustic», hanno partecipato diverse centinaia di persone tra familiari, amici, volontari, e sostenitori. Una comunità unita dalla scelta della famiglia di ricordare Patty con solidarietà e leggerezza, coerentemente con il suo carattere aperto e solare.

In dieci anni, l’associazione Patty Coser ha raccolto 90mila euro, ha spiegato commosso il fratello Nicola Coser. Fondi che, grazie alla collaborazione con la Fondazione Pezcoller e al supporto della SIC (Società italiana di cancerologia), hanno permesso di istituire già nel 2019 una borsa di studio biennale del valore di 30 mila euro l’anno, consentendo attività di ricerca ad alto impatto. Nel gennaio 2027, ha spiegato la portavoce della Fondazione Pezcoller Federica Mandato, ne sarà assegnata una nuova. «A essere grati per queste iniziative sono tutti i malati oncologici. Affrontare questi temi a volte fa paura, ma dobbiamo ricordare che la ricerca ha un secondo nome: speranza».

Nicola Coser, anche quest’anno la «Festa in Rosa» è stata un successo. Come è nata l’idea e perché avete scelto proprio il colore rosa?

«Siamo davvero contenti anche di quest’anno. Siamo già all’undicesimo anno: mia sorella purtroppo è mancata il 1 giugno del 2016 e abbiamo già cominciato già quell’agosto (il suo compleanno è il 23). Scegliere la forma della festa è stato un modo per darci forza, ma anche per ricordare Patty com’era davvero: non che non le importasse della ricerca, tutt’altro! (ride) ma era una vera festaiola: se c’era da festeggiare qualcosa o organizzare era sempre la prima, e amava in particolare quelle a tema. Il colore preferito era il rosa. Così ci siamo detti: “facciamolo”».

All’ultima festa sono arrivate centinaia di persone, di tutte le età.

«I primi anni partecipavano soprattutto tantissimi amici di Patty, oltre parenti e conoscenti. Una risposta bellissima è sempre arrivata da tutta Grauno: vengono praticamente tutti. Ci sono gli affezionati, fin dal primo anno, e tante persone nuove arrivate con il passaparola. C’è chi magari viene un anno e si trova bene. Perché, oltre al messaggio di aiutare la ricerca, è una bella serata in cui si unisce il divertimento».

Organizzare un evento del genere ogni anno deve essere anche un percorso emotivamente molto intenso per voi e per la vostra famiglia.

«Sì. Vedo che aiuta tanto i miei genitori. Mia mamma, anche se quest’anno non è potuta venire, nei giorni della festa sembra rinascere, è felicissima. Allo stesso tempo però non è facile, ti torna ancora di più alla mente: è quasi più difficile psicologicamente che fisicamente. Anche se è dura anche fisicamente (sorride). Ci riusciamo grazie alla ProLoco, che ci dà una grossa mano. In cucina collabora tanta gente, amici e parenti. Ci sono mia moglie Sanny, mio figlio Gabriel. E Dolan, il fidanzato di mia sorella, sempre vicino».

Questi sforzi sono però compensati dalle donazioni a sostegno alla ricerca che avete raccolto. Qual è l’obiettivo attuale?

«Negli anni siamo riusciti a raccogliere ben 90.000 euro e devolverli alla ricerca sul cancro. Quest’anno l’obiettivo è raggiungere i cinque zeri. 100 mila sono tanti».

Queste donazioni si sono tradotte nella borsa di studio SIC- Pezcoller, che quest’anno sarà rinnovata. Come siete entrati in contatto con questa realtà?

«È stata un’idea di mia madre. Il dottor Galligioni aveva curato mia sorella. Due anni dopo che è mancata, volevamo capire concretamente cosa fare con le cifre raccolte, istituire direttamente una borsa di studio per noi sarebbe stato impossibile. Per noi è stato una volta importante. Gestire tutto, anche burocraticamente non è facile. E soprattutto, vedere che i finiscono i soldi finiscono in qualcosa di concreto e autorevole, una borsa di studio, aiuta a superare la diffidenza».

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