L'intervista
domenica 28 Giugno, 2026
Centrosinistra, Dallapiccola spinge Ianeselli: «È la figura più popolare, il federatore che può unire la coalizione»
di Donatello Baldo
Il segretario di Casa Autonomia invita il centrosinistra a superare i personalismi: «Prima il candidato, poi il programma è una falsa contrapposizione»
Che succede nel centrosinistra? Emerge la candidatura del sindaco di Trento Franco Ianeselli e sembra saltino i nervi a tutti. Michele Dallapiccola, ex assessore ai tempi di Ugo Rossi, ora segretario di Casa Autonomia, dice la sua: «E rispetto a tanti altri, la mia opinione è laica, non condizionata dall’incubo della ricandidatura».
Dice che è questo il motivo di tanta resistenza? Dei conti che ciascuno degli eletti fa rispetto al proprio destino?
«Credo sia normale, anch’io nei miei lunghi anni di politica nelle istituzioni ho fatto i conti con questo male che affligge tutti quelli che siedono su quei banchi. Ciascuno parte da se stesso».
Si riferisce solo al centrosinistra?
«Ma no, riguarda tutti. Pensiamo al segretario del Patt Simone Marchiori che cerca di far passare il proporzionale per garantirsi l’elezione al prossimo giro. E il centrodestra che ha cercato e cerca ancora di trovare l’escamotage per candidare Fugatti. Poi a sinistra, si è visto nel 2018 com’è andata».
Quando fu disarcionato Ugo Rossi dopo una sola legislatura.
«Parte del Pd decise che non andava più bene, che Rossi doveva morire con tutti i filistei. Tra i dem c’erano personaggi di spicco che teorizzavano come cinque anni di opposizioni potessero fare bene, sicuri del fallimento del centrodestra alla prova dei fatti. Gli anni all’opposizione sono stati dieci, sempre che vinca il centrosinistra nel 2028, altrimenti diventano quindici».
Senta segretario, che cosa suggerisce ai suoi alleati?
«Di uscire dalle logiche personalistiche. Di accettare le diversità che sono evidenti nel centrosinistra: perché c’è una sinistra, un’ultrasinistra, ma anche realtà di centro e autonomistiche. Si deve trovare un sentire comune, e si trova attraverso una leadership che faccia sintesi e che rappresenti questa coalizione composita nel rapporto con gli elettori, che anch’essi sono variegati in termini di appartenenze ideologiche».
Crede che si debba guardare al centro?
«Nel centrodestra, ora, si sono esponenti di centro che prima erano con il centrosinistra. Mario Tonina, Pietro Degodenz, Tiziano Mellarini. Hanno ancora un loro seguito, che potrebbe essere recuperato con una proposta seria e non schiacciata sui temi della sinistra».
Ma è scontato che nel centrosinistra ci sia anche la sinistra.
«E ci deve stare. Deve però esserci una leadership che funga da mediatore, all’interno della coalizione e tra la coalizione e il territorio, soprattutto a livello di valli dove fa un po’ specie vedere la foto di Elly Schlein con Bonelli e Fratoianni e Giuseppe Conte. Persone perbene, nulla da dire, ma che attirano il voto di appartenenza tipicamente cittadino, mentre nelle valli serve altro…».
Il federatore, il mediatore, è Franco Ianeselli?
«Per ora è l’unico nome sul tavolo, su questo si deve fare i conti. E anche sul fatto che serve subito un punto di riferimento per quello che dicevo prima. Quando parli con un cittadino mica ti chiede qual è il programma ma chi si impegnerà a realizzarlo, chi si farà garante del rispetto degli impegni presi. Brutalmente, chiedono chi comanda, nome e cognome. E a questa persona vogliono stringere la mano».
Il ritornello è però questo: «Prima il programma, poi i nomi».
«Si dice sempre così quando non si sa che pesci prendere. Oppure quando si vuole giocare di tattica allungando i tempi della decisione. Ma è rischioso, perché non si può andare negli ultimi sei sei sul territorio con il candidato».
Serve quindi l’investitura ufficiale, ma sarà difficile in tempi brevi.
«Non serve subito l’investitura. Anche perché ora Ianeselli deve fare il sindaco, e non è un lavoro che si può fare part-time. Quando sarà il momento affronterà la campagna elettorale. Ora però potrebbe essere il mediatore, l’ambasciatore della coalizione. Il federatore.
A Casa Autonomia Ianeselli piace, quindi.
«A dire la verità ci piaceva di più senza tessera del Pd, o meglio: sarebbe piaciuto di più nelle valli».
Ma se dipendesse da voi, sarebbe lui il candidato.
«Noi una candidata, nel 2023, l’avevamo proposta: Paola Demagri, che è poi risultata la più votata tra tutti i candidati del centrosinistra, e in assoluto la donna più votata alle elezioni. Quello resta il nostro ideale, che avrebbe tutte le caratteristiche per la leadership. Ma siamo anche consapevoli che Ianeselli è la figura più popolare di questa coalizione, nel senso che è il più conosciuto, ed è strutturato come amministratore. Ma è anche il più adatto a tessere quelle relazioni di cui parlavo prima».
È stato anche il sindaco che ha recuperato il Patt nel 2020 dopo la rottura con il centrosinistra nel 2018. Potrebbe riuscirci di nuovo?
«Non occorrono grandi capacità di mediazione per far passare il Patt da una parte all’altra della barricata, si è visto come ormai si spostino senza grandi problemi di qua e di là. Ma se perde il centrodestra a livello nazionale, si vedranno dei movimenti».
Se vince il centrosinistra, anche la Svp si sposta da quella parte. Il Patt potrebbe fare diversamente?
«Non lo ha mai fatto, perché in quel caso spererebbero in qualche posto di risulta».
Se tornano, Casa Autonomia che farà?
«Non saremo certo noi a fare le barricate contro il loro eventuale ingresso, nella speranza che però cambi l’attuale gruppo dirigente autonomista».
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