la proposta
martedì 29 Aprile, 2025
Centro per rimpatri: torna l’ipotesi Piedicastello. Individuata la zona della motorizzazione
di Simone Casciano
Critiche dal Comune, l'assessore Pedrotti: «Annunci da campagna elettorale. Noi all'oscuro si tutto. La Provincia sia chiara sul suo piano»
Torna lo spettro di un Cpr (centro di permanenza e rimpatrio) a Trento, la struttura in cui persone migranti vengono trattenute in fermo amministrativo per tempi non definiti in attesa di un rimpatrio nel loro paese di origine. Da tempo si parla della possibilità che ne venga realizzato uno a Trento e l’indiscrezione è che governo e giunta provinciale abbiano trovato l’accordo sull’area dietro la motorizzazione a Piedicastello. Oggi è prevista una visita a Trento del sottosegretario all’interno Nicola Molteni, esponente della lega, salviniano di ferro. Una visita a metà tra l’istituzionale e la campagna elettorale, in cui, in un incontro pare con il presidente Fugatti, dovrebbe proprio annunciare l’intenzione di realizzare la struttura detentiva nel sobborgo di Trento. Un disegno in linea con quello del governo di Fratelli d’Italia e della Lega che punta a realizzare un Cpr in ogni regione d’Italia e uno per provincia in Trentino Alto Adige. Strutture che dicono gli esperti del settore e dati alla mano, non hanno avuto nessun effetto sul contrasto alla criminalità, ma che rischiano solo di concentrare il disagio. L’intenzione di realizzare un Cpr a Trento era stata annunciata da Fugatti ancora a settembre in maniera unilaterale senza consultare il Comune, oggi attesa la novità sull’individuazione dell’area che dovrebbe essere quella attorno alla motorizzazione a Piedicastello.
I centri per rimpatri sono strutture in cui vengono trattenuti i cittadini stranieri che hanno ricevuto un provvedimento di espulsione a seguito di una condanna per gravi reati o perché considerati una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ad agosto dello scorso anno il governo, nell’intenzione di rendere capillare la presenza di queste strutture, aveva sondato la disponibilità ad aprire un Cpr in regione. Trento e Bolzano avevano risposto presente, e avanzato una controproposta: prevedere due centri piccoli anziché uno grande.
La protesta
Contro l’ipotesi di un Cpr a Trento si era levata una forte protesta lo scorso novembre, con un centinaio di persone che si erano radunate sotto via Belenzani a chiedere che il Comune fermasse l’opera.
«Noi all’oscuro»
In quell’occasione l’assessore alle politiche sociali Alberto Pedrotti si era detto contrario, ma aveva specificato «che il Comune non ha strumenti amministrativi per bloccare l’opera». Sui nuovi sviluppi Pedrotti dice che «ancora una volta, come in autunno, il Comune è all’oscuro di tutto. Sarebbe ora che la Provincia fosse chiara nei suoi piani, se davvero vuole realizzare un Cpr, e ci dicesse anche come e dove intende ricollocare i migranti oggi ospitati nelle residenze Fersina e Adige che andranno liberate nei prossimi mesi». Manca, secondo Pedrotti, «qualsiasi tipo di programmazione e dialogo, che è invece sostituita da quella che sembra a tutti gli effetti una campagna elettorale permanente».
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