Sanità

martedì 26 Maggio, 2026

Ascensori rotti al Santa Chiara e rinvio del nuovo ospedale, la protesta della Cisl. «Serve un piano straordinario»

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Il sindacato attacca la dirigenza Asuit per le scuse sui guasti agli impianti e denuncia i turni sfiancanti del personale sanitario: «Basta esternalizzazioni»

Non c’è pace per la sanità trentina e, mentre il cronoprogramma per il nuovo polo ospedaliero universitario slitta inesorabilmente di un altro semestre spostando l’orizzonte di un’effettiva apertura al lontano 2033, la quotidianità dell’ospedale Santa Chiara continua a mostrare segni di un preoccupante cedimento strutturale e gestionale. A far discutere l’opinione pubblica e a lasciare profondamente perplessi i lavoratori della sanità sono le recenti dichiarazioni della dirigenza tecnica di Asuit in merito al blocco di numerosi ascensori del nosocomio. Davanti al grave disservizio di diversi impianti fuori uso, la giustificazione ufficiale offerta alla stampa ha infatti dell’incredibile, spiegando che è fisiologico riscontrare problemi in quanto gli impianti sono molto utilizzati e dotati di “corde molto lunghe, nel senso che fanno parecchi piani”. Come CISL FP di Trento siamo sinceramente basiti da questo tipo di argomentazioni, poiché dichiarare che un ascensore si guasta semplicemente perché ha le funi lunghe a causa dell’altezza dell’edificio suona come una scusa surreale a fronte di manutenzioni ordinarie e straordinarie che parrebbero non sempre tempestive o sufficienti, quando invece è evidente che sia necessario curare molto meglio i collegamenti interni e la logistica di una struttura così complessa.

Sulla vicenda intervengono con fermezza Giuseppe Pallanch, Segretario Generale della CISL FP Trento, e Sandro Pilotti, Segretario della Sanità CISL FP, evidenziando le radici profonde del problema: «Troppe attività strategiche all’interno delle nostre strutture sanitarie sono state progressivamente esternalizzate nel corso degli anni, e i continui disservizi tecnici ed efficientisti a cui assistiamo oggi sono la diretta conseguenza di queste scelte politiche e gestionali, che frammentano i servizi e allontanano il controllo diretto sulla qualità delle prestazioni». Pallanch e Pilotti ribadiscono che il vero nodo cruciale, oggi come sempre, resta il personale sanitario e di supporto, poiché gli ascensori fuori servizio non rappresentano solo un problema ingegneristico, ma si traducono immediatamente in un insostenibile aggravio di fatica per medici, infermieri, OSS, tecnici sanitari, personale amministrativo, ausiliario e addetti ai servizi in appalto, già stremati da turni massacranti e croniche carenze di organico.

Bloccare i collegamenti verticali significa costringere l’intera macchina ospedaliera e tutti i suoi professionisti a percorsi alternativi infiniti, rallentando il trasporto dei pazienti, dei farmaci e dei pasti, aumentando a dismisura lo stress psicofisico e i carichi di lavoro in contesti già emergenziali. Una situazione del genere non può essere gestita con toppe temporanee o scuse bizzarre, ma va affrontata collegialmente attraverso un tavolo di confronto urgente tra l’azienda sanitaria, la dirigenza e le parti sociali. Non è accettabile che la prospettiva del nuovo ospedale nel 2033 diventi l’alibi per lasciare l’attuale Santa Chiara in uno stato di sofferenza manutentiva per i prossimi sette anni, scaricando l’efficienza dei servizi solo sulla buona volontà dei lavoratori. Chiediamo pertanto un piano straordinario immediato e un confronto collettivo permanente, perché la sanità trentina si difende investendo sulle strutture, invertendo la rotta sulle esternalizzazioni e, soprattutto, valorizzando e tutelando le donne e gli uomini che ogni giorno la tengono in piedi.