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martedì 21 Aprile, 2026

Aquila in tilt, ora la curva contesta Cancellieri. Tutto quello che non va in questa stagione

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Dagli esterni «anarchici» ai giovani trascurati, nessuno dei giocatori bianconeri ha mostrato miglioramenti in questi nove mesi

In dodici stagioni nella massima serie solo una volta il pubblico della Dolomiti Energia aveva invitato il proprio coach ad andarsene. Era toccato a Nicola Brienza a fine gennaio 2021, l’allenatore brianzolo dopo poche ore fu esonerato dalla società e venne sostituto dal suo vice Lele Molin. Brienza però scontava il fatto di essere arrivato dopo quello che per sempre rimarrà «il tecnico» per definizione dei bianconeri ovvero Maurizio Buscaglia. Sabato sera, sul finire della sfida contro Reggio Emilia, la curva di Trento ha fatto sentire tutto il proprio dissenso nei confronti di Massimo Cancellieri.

Le motivazioni di questo fastidio non sono da ricercare tanto nei risultati, per lo meno non solo, ma il contesto da analizzare è più ampio. L’Aquila infatti non è propriamente abituata a vincere – e sarebbe strano il contrario visto il budget a disposizione – ma ha sempre avuto una precisa identità e un Dna piuttosto unico. I tifosi bianconeri sanno che chi veste la canotta del club di via Adalberto Libera lo fa per provare a prendere il volo verso lidi più prestigiosi (quindi per migliorarsi) e per lottare dall’inizio alla fine ogni volta che scende sul parquet. Ecco tutto ciò sotto la gestione di Cancellieri non è avvenuto, poi la Dolomiti potrà anche agganciare in extremis l’ultima piazza valida per qualificarsi ai playoff ma il giudizio comunque non potrà cambiare. Nessuno, e sottolineiamo nessuno, degli elementi del roster bianconero è cresciuto durante questi nove mesi.

Partiamo dai tre americani. Jones, vecchia volpe del basket, è arrivato con determinate caratteristiche e se ne andrà nello stesso modo dopo essersi messo in mostra in Eurocup salvo poi dimenticarsi sovente di giocare con la stessa intensità in campionato. Steward e Battle anarchici erano e anarchici sono, qualità tecniche di buon livello ma tatticamente rasenti lo zero. Ad agosto e oggi. Aldridge e Jogela visti nelle amichevoli di pre campionato e osservati nell’ultimo mese sono esattamente gli stessi. Jakimovski (a proposito il classe 2001 ha rifiutato l’offerta di rinnovo di Trento) tra novembre e dicembre sembrava pronto al salto di qualità definitivo. Ma poi è scomparso. Mawugbe ha addirittura fatto dei passi indietro rispetto alla scorsa stagione, Bayehe prova ogni tanto a tirare da tre. Forray è fatto e finito ma siamo certi che non vede l’ora che sulla panchina di Trento sieda un altro tecnico visto come è stato trattato da Cancellieri.

E che dire dei giovani? Da sempre vanto della società? Qui il disastro è completo. Hassan, Niang e Airhienbuwa, nessuno di questi è stato valorizzato durante quest’annata. Anzi. Il primo ha visto ridursi il proprio minutaggio con il passare del tempo, il secondo è stato utilizzato senza alcuna logica mentre il terzo ha letteralmente buttato un anno della propria carriera. E che nessuno si meravigli, per cortesia, se quando ha segnato 10 punti in meno di due minuti contro Reggio Emilia ha avuto una reazione di nervosismo nei confronti di chi non lo ha mai fatto alzare dalla panchina. Stiamo parlando di un ragazzo di 20 anni che si è allenato tutti i giorni sapendo che non avrebbe mai giocato. La sua rabbia ha dimostrato plasticamente quanto ci tenga e quanto sia il suo desiderio di rivincita. Se si vogliono dei robot prego rivolgersi alla fantascienza.