Salute

domenica 26 Aprile, 2026

Anche i pediatri si ribellano alla proposta Schillaci: «A rischio il modello trentino»

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Dura presa di posizione del sindacato Fimp: «La Provincia si faccia portavoce del nostro dissenso»

«Non alla proposta Schillaci. Il Trentino si faccia portavoce del malcontento dei pediatri». Un appello che arriva dai cinquanta i pediatri di famiglia attivi in Trentino e aderenti alla Fimp, sindacato che rappresenta la catagoria. Anche da loro arriva un no convinto alla bozza di riforma della medicina territoriale presentata dal Ministero della Salute alle Regioni, che prevede, tra le altre cose la trasformazione di alcuni medici di famiglia (e di pediatri in libera scelta) in dipendenti del servizio sanitario nazionale.

I medici esprimono «forte preoccupazione» e si allinea alla posizione del presidente nazionale Antonio D’Avino, che ha chiesto l’apertura immediata di un confronto e una revisione del testo.

Secondo i pediatri, la riforma ridisegnerebbe il loro ruolo trasformandolo in una «funzione territoriale» inserita nelle Case della Comunità. Questo comporterebbe, spiegano, l’obbligo di presenza nelle strutture, con una conseguente riduzione del tempo dedicato agli ambulatori e alle famiglie.

Nel mirino anche l’introduzione di sistemi di monitoraggio e indicatori di performance, ritenuti penalizzanti per l’autonomia clinica, oltre a un aumento del carico burocratico. «Si tratta di una rottura con l’Accordo Collettivo Nazionale entrato in vigore appena un mese fa», sottolinea la segreteria provinciale.

Preoccupazione anche per le ricadute sui cittadini: «In una provincia come Trento, dove la pediatria di famiglia rappresenta un presidio fondamentale, meno tempo in studio significa meno ascolto, meno prevenzione e meno continuità nella cura».

Per questo, la Fimp chiede un intervento della Provincia autonoma di Trento: «Non ratificare una riforma non condivisa e farsi portavoce del dissenso nelle sedi istituzionali».

«Il rafforzamento della sanità territoriale è un obiettivo che condividiamo – conclude la nota, firmata dalla segretaria Lorena Filippi – ma non può essere perseguito comprimendo l’autonomia di chi ogni giorno garantisce assistenza, studio per studio, bambino per bambino».