Campi liberi
martedì 7 Luglio, 2026
Aldo Corradini, cercatore d’oro della Val di Fiemme: «Un modo come un altro di trascorrere le giornate. Il mio bottino? Qualche pagliuzza»
di Alberto Folgheraiter
«In Trentino se si è fortunati si trovano quattro o cinque filamenti al giorno. In altre regioni se ne recupera anche un grammo»
Sono circa duemila i cercatori d’oro, in Italia. Concentrati soprattutto al nord, tra Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Trentino-Alto Adige. Scandagliano i corsi d’acqua che scendono dalle montagne. Taluni si avventurano nelle miniere ormai dismesse. Ci fu un momento, nel primo dopoguerra, che la febbre dell’oro attraversò anche il Trentino orientale, segnatamente la valle del Mis, oltre il Primiero. Nel 1948, fu individuato un filone di pirite aurifera nella località dei Vòri, alla confluenza del rio Cigala col torrente Mis. Ne scrissero, con enfasi, i giornali nazionali. «StampaSera» di martedì 11 ottobre 1949 titolò: «C’è l’oro nelle Dolomiti – scoperta di importanti giacimenti a Fiera di Primiero – Abbondante pure l’argento». Scriveva il giornale piemontese: «Sono stati finora controllati trentamila metri cubi di materiale, pari a centomila tonnellate. Una prima analisi del materiale estratto, eseguita dalla Società metalli preziosi di Milano, ha dato 13 grammi di oro e 400 di argento per tonnellata. […] Si tratterebbe in questo caso, di un notevole e promettente giacimento, specie se confrontato con altri già sfruttati in Russia e in altri Stati europei».
Un mese dopo, «StampaSera» pubblicò una corrispondenza, firmata «Tridentinus», col titolo «Alla ricerca dell’oro nella galleria di Sagron». Si scriveva che il quartier generale dei cercatori d’oro era «all’osteria del Padreterno», così chiamata per una rozza statua lignea collocata lì vicino e che, nelle intenzioni dell’improvvisato scultore, intendeva rappresentare plasticamente il Dio «barbone». Si disse e si ipotizzò che il giacimento avrebbe garantito lavoro per molti anni a circa 300 minatori. Il sogno durò lo spazio di una stagione.
Non sono note le ragioni che fecero naufragare le ricerche del metallo prezioso nella valle del Mis. Tuttavia, quella «febbre dell’oro» che, subito dopo la seconda guerra mondiale, aveva attraversato come un brivido i giovanotti destinati all’emigrazione, è stata recuperata: per la storia e per quei turisti che s’avventurano nel fondovalle. Un cartello, collocato al principio del sentiero nel villaggio dei Vòri, rievoca le ricerche avviate nel 1948: «Marcon Vittorio con il figlio Zaccaria e l’amico Maschio Domenico, detto Macatòch, con coraggio e spirito di sacrificio ammirevole, iniziarono i lavori di ricerca il 3 novembre 1948. Vi iniziarono una galleria che diede subito dei buoni risultati: pirite aurifera avente il 17,1 per mille di oro». A metà degli anni Sessanta, i titolari della miniera sotto l’abitato tra Sagron e Mis, gettarono la spugna. La piana alluvionale verso Feltre è chiamata ancor oggi «la California».
Anni addietro, due gemelli della valle dei Mocheni, Mario e Lino Pallaoro, assieme a Federico Morelli, Maurizio Petti, Georg Kandutsch e Michael Wachtler recuperarono circa 30 chili di oro in una miniera abbandonata sul monte Rosa. Vi erano arrivati seguendo la mappa «dimenticata» da uno studente olandese. Il quale, nel 1916 aveva raccontato la scoperta, avvenuta nel 1908, di un filone aurifero di 40 chili di oro puro e di un secondo che fruttò altri 28 chili di metallo prezioso. L’altoatesino Michael Wachtler ha raccontato la straordinaria avventura del suo gruppo in un libro intitolato «Un grande cuore… d’oro» (Dolomythos, 2009).
Non tutti i cercatori d’oro possono vantare analoga impresa. Molti di loro si accontentano di qualche filamento, qualche pepita recuperata tra la sabbia e la ghiaia, nelle anse dei fiumi e dei torrenti. Come Aldo Corradini, 67 anni, da Molina di Fiemme. Operaio dei Bacini Montani della Provincia autonoma di Trento è in pensione da 5 anni.
Quando ha cominciato a manifestarsi la febbre dell’oro?
«Più o meno quando sono andato in pensione».
Per cercare l’oro servono autorizzazioni?
«In provincia di Trento si fa domanda di autorizzazione alla raccolta di minerali. In Piemonte e Valle d’Aosta ti rilasciano un tesserino valido per sempre».
Dove scandaglia i torrenti, esiste una mappa?
«In Trentino sono andato a cercare lungo la Fersina. Sì, ho trovato qualche pagliuzza, qualche frammento. Poi, certo, se individui un’ansa del fiume che si prospetta promettente… non vai certo a dirlo in giro».
Come i cercatori di funghi, dunque?
«Più o meno. Se ti chiedono dove e come resti sul vago o dai indicazioni sbagliate».
Come funziona la ricerca dell’oro o di altri metalli?
«Si usano una pala, un setaccio e una canalina. Individuato un luogo di ricerca si tolgono i sassi più grossi, si setaccia la ghiaia. Quello che si setaccia cade in un recipiente. Con la paletta si versa il concentrato nella canalina. L’oro che è più pesante scende, ma ci sono le trappole che trattengono il metallo».
Sembra facile…
«Per nulla. Alla fine della giornata, quando uno è stufo, toglie lentamente la canalina dall’acqua, prende un secchio, leva le trappole, si risciacquano e tutto il concentrato resta là».
Quanti filamenti d’oro si trovano in una giornata di lavoro?
«In Trentino, se sei fortunato ne trovi 4 o 5. In Val d’Aosta o in Piemonte, un bravo cercatore, recupera anche un grammo al giorno».
C’è qualcuno che è riuscito a fare fortuna?
«No, che io sappia, no».
Quanti siete cercatori d’oro in Trentino?
«Non lo so, perché non c’è un’associazione. Invece in Piemonte e Val d’Aosta, ci sono varie associazioni che organizzano i campionati italiani, organizzano delle gare fra di loro».
Lei quanto oro ha trovato finora?
«Mezzo grammo, un grammo forse. Niente di particolare. Quando andiamo in Val d’Aosta si va là più che altro per passare la giornata, mangiare un panino, bere una birra».
Solo questo?
«Noi siamo lontani dai torrenti più promettenti, ci andiamo di rado. Invece chi vive in Piemonte o Valle d’Aosta, il sabato e la domenica arriva al fiume con la famiglia…».
In Val di Fiemme quanti siete?
«Io e uno di Cavalese, ma non va mai perché bisogna avere il tempo, minimo un pomeriggio».
Lei vive in riva all’Avisio. In quelle acque c’è oro?
«Poco e quel poco viene probabilmente da una vecchia miniera di quarzo sopra Predazzo. Perché ci sia oro servono quarzo, pirite e calcopirite (che sarebbe l’oro fasullo)».
Insomma non è tutto oro quel che luccica.
«Da queste parti proprio no. Ci sono però minerali interessanti e altrettanto preziosi. Basta cercarli».
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