I dati
giovedì 9 Gennaio, 2025
Economia, nel 2024 tornati a crescere i fallimenti in Trentino. È la prima volta dal 2016
di Gabriele Stanga
A rivelarlo la Camera di Commercio. L’anno scorso a Trento e Rovereto aperte 41 liquidazioni, 10 in più del 2023. De Zordo: «Attenzione ma niente allarmi» Preoccupati, invece, Busato e Paissan: «Segnale da cogliere»
Dopo un periodo in cui i fallimenti di imprese trentine si erano mostrati in costante calo i dati del 2024 tornano a mostrare un aumento, anche se si rimane su numeri contenuti e lontani dai picchi storici del 2016 (oltre le 100 chiusure). Lo scorso anno i tribunali di Trento e di Rovereto hanno registrato 41 aperture di liquidazioni giudiziali, dieci in più rispetto alle 31 del 2023. Scendendo nel dettaglio dei principali settori di cui si compone l’economia trentina, l’edilizia, con 11 aperture di liquidazione giudiziale, si conferma essere il comparto più colpito, considerando anche che, oltre alle imprese di costruzione, al suo interno sono compresi impiantisti e società immobiliari. Seguono, per rilevanza numerica, il commercio all’ingrosso e al dettaglio con 8 procedure, il manifatturiero, il settore degli alberghi-ristoranti-bar e i servizi alle imprese con 5 procedure ciascuno. Risulta meno consistente il numero di liquidazioni giudiziali che hanno colpito il settore dei trasporti (3), l’estrattivo (1), la sanità (1), l’istruzione (1) e la silvicoltura (1).
Considerando le forme giuridiche delle imprese che nel corso del 2024 hanno aperto una procedura giudiziale, risulta che 28 erano società di capitale, 9 erano società di persone e 4 imprese individuali.
Delle 41 imprese interessate dall’avvio di un iter di liquidazione giudiziale, oltre il 50% risulta concentrato nei comuni di Trento (17 procedure) e Rovereto (4 procedure), seguono Riva del Garda con 3 procedure aperte, Ala con 2 e altri 15 comuni trentini con una ciascuno.
«In termini assoluti – ha commentato Andrea De Zordo, Presidente della Camera di Commercio di Trento – stiamo parlando di dati di lieve entità rispetto al complesso del sistema imprenditoriale trentino e tutto sommato compatibili con le prospettive di crescita del Pil che i maggiori indicatori individuano su valori inferiori all’1%. Non va quindi abbassata la guardia, ma è necessario continuare a essere vigili e a dotarci di tutti gli strumenti necessari a rendere più solido e dinamico il nostro percorso verso lo sviluppo del territorio e della sua economia». Il numero uno della Camera di Commercio aggiunge che «spiace constatare l’inversione di tendenza nel momento in cui si è lavorato molto ed era auspicabile non ci fosse. Va detto che in percentuale sembra alta ma balza all’occhio solo perché i numeri sono molto piccoli». De Zordo si pronuncia poi sul tema anche in qualità di presidente dell’Associazione Artigiani: «L’edilizia copre l’80% delle nostre imprese, quindi qui ci sono delle criticità. Ci sono stati cambi in corsa della legge che hanno pesato sulle imprese, la situazione è da monitorare ma non da vedere in maniera drammatica».
Di diverso avviso il presidente di Confesercenti Trentino Mauro Paissan. «È un segnale che non tutto va benissimo e l’attenzione andrà tenuta alta per tutto il 2025, c’è un problema sempre più evidente di relazione col credito con effetti che rischiano di vedersi a breve sui settori che hanno maggiore difficoltà», il suo commento. Preoccupato anche il direttore generale di Confindustria Trento, Roberto Busato: «I dati sulle liquidazioni, pur di lieve entità, devono rappresentare un campanello d’allarme per il nostro territorio e il suo sistema imprenditoriale. È infatti il primo aumento nominale dal 2016 con, d’altra parte, un numero di aziende trentine attive che prosegue il suo calo». Come territorio, dunque dev’esserci l’impegno a «cogliere i segnali e affiancare le imprese in un momento delicato come questo, non solo in ottica di supporto ai settori in rallentamento ma anche in quella di rilancio per i settori che vogliono investire e crescere».
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