venerdì 1 Maggio, 2026
Primo maggio, il lavoro non basta: le Acli trentine al fianco dei lavoratori tra povertà, pace e dignità
di Redazione
Il presidente Nicoletti a Fornace: «Investire in riarmo significa penalizzare i più deboli. A garantire un salario dignitoso contribuirebbero una tassazione progressiva e una lotta più efficace all'evasione fiscale»
Le Acli Trentine hanno partecipato al 1° Maggio con una presenza diffusa dal Primiero alla Vallagarina, dalla Valle dei Laghi alla Val di Cembra, dalla Rotaliana alla Valle di Non, in luoghi significativi simbolo di un lavoro capace di generare economia di pace, inclusione, coesione sociale.
Una Festa del Lavoro celebrata all’indomani della presentazione a Roma della ricerca Acli-Iref (Istituto di Ricerche Educative e Formative) che rilancia un allarme reso sempre più urgente dai numeri: in Italia il lavoro povero sta diventando strutturale e anche il ceto medio produttivo si è impoverito. Questo significa che per diverse fasce di lavoratori e lavoratrici a tempo pieno, l’obiettivo della stabilità economica rappresenta spesso un miraggio. Lo afferma l’indagine promossa dalle Acli nazionali attraverso lo studio dei redditi che rileviamo dalle circa 800.000 dichiarazioni dei redditi che il nostro CAF ACLI ha elaborato lo scorso anno.
Una difficoltà strutturale a migliorare la propria condizione che si accompagna a una diffusione significativa del lavoro multiplo: circa il 23% dei lavoratori ha più di un datore di lavoro, ma continua a percepire redditi inferiori rispetto ai lavoratori stabili, con un divario medio che supera i 10.000 euro annui.
Nel corso delle diverse manifestazioni acliste è stato inoltre ricordato come, secondo i dati Istat, più di 10 lavoratori su 100 tra i 18 e i 64 anni sono a rischio povertà. Una condizione che si ripercuote sulla salute — con sempre più persone costrette a rinunciare alle cure e a un’alimentazione adeguata perché non possono permettersi la sanità privata — sull’accesso all’istruzione e sulla possibilità concreta di trovare un’abitazione.
Nel corso della giornata è stata inoltre ricordata l’importante che l’economia persegua il valore universale della pace e del superamento dei conflitti. Con la campagna Pace, Lavoro e Dignità — tre parole inseparabili — le Acli sostengono un lavoro equo, di qualità, capace di essere leva di autonomia e inclusione sociale, sufficiente a coprire il costo della vita aggravato dalle guerre in corso e dall’emergenza energetica.
“Serve un lavoro degno, non solo remunerato”, hanno ribadito i Presidenti di Circolo delle Acli intervenuti alle manifestazioni del Primo maggio. Una recente ricerca della Fondazione Nord Est dimostra che i 1.100 giovani trentini che ogni anno scelgono di andare all’estero non cercano anzitutto uno stipendio migliore, ma un ambiente lavorativo di qualità, un impiego coerente con i propri studi e una prospettiva reale di crescita.
Un lavoro capace di generare coesione: il lavoro povero frena l’emancipazione e indebolisce la partecipazione alla vita comunitaria. Un lavoro che dà senso produce buone relazioni, favorisce la crescita umana, alimenta la speranza e il desiderio di futuro.
«A garantire un salario dignitoso contribuirebbero una tassazione progressiva e una lotta più efficace all’evasione fiscale, che in Italia costa ogni anno 70 miliardi di euro» ha affermato in proposito il presidente delle Acli trentine Walter Nicoletti (in foto) che ha poi aggiunto: «Risorse che potrebbero tradursi in una concreta detassazione dei redditi da lavoro. Ogni giorno in Italia si spendono 117 milioni di euro in armamenti. Complessivamente, il nostro Paese investe in armi 45,3 miliardi di euro ogni anno. Sono cifre a dir poco spaventose, se pensiamo che per un centro sanitario di 100 posti letto bastano dai 50 agli 80 milioni di euro. Questo significa che ogni giorno rinunciamo a ospedali, scuole, interventi di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio, ad azioni in favore dei più deboli, delle lavoratrici e dei lavoratori. Le Acli, con Papa Leone, sono pertanto impegnate in un percorso di pace, di un’economia che deve guardare al futuro, ai diritti dei non ancora nati e dell’ambiente. È questo l’impegno che intendiamo perseguire anche in questa giornata particolarmente significativa per il mondo del lavoro», ha concluso Nicoletti intervenendo al Pian del Gac di Fornace alla manifestazione organizzata ogni anno dal Circolo Acli che ha visto la presenza dell’Arcivescovo di Trento Lauro Tisi che da alcuni anni ha deciso di condividere il 1° Maggio con le Acli.
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