il caso
sabato 23 Marzo, 2024
«Non accettiamo più i buoni pasto dei dipendenti provinciali», il messaggio sulla porta di un ristorante in Vallelaghi
di Davide Orsato
Il titolare ha deciso di spiegare la sua decisione con un cartello: «Commissioni insostenibili»
Un ristorante in zona Vallelaghi è arrivato a spiegare la sua decisione con un cartello: «Non accettiamo più i buoni pasto dei dipendenti provinciali». Il motivo: «Le commissioni a carico di noi esercenti sono insostenibili: da una commissione pari allo 0% si è passati al 7,73%. A livello nazionale è stato fissato un tetto del 5%. Vogliamo difendere questo importante strumento per i lavoratori e renderlo sostenibile. Chiediamo una riforma che ci consenta di continuare a offrirti questo servizio». Il locale è molto frequentato dai dipendenti provinciali e non è l’unico ad aver preso posizione da quando sono stati introdotti i nuovi buoni pasto. Buoni pasto che, al netto, delle maggiori spese di commissione, dovrebbero garantire ai lavoratori un maggior potere d’acquisto, dato che sono stati alzati da 6 a 7 euro. Ma non sono stati in pochi gli esercizi che avrebbero rivisto «al rialzo» il loro listini. L’ultima segnalazione arriva, per l’appunto da una mensa, gestita da una catena, in una zona centrale di Trento: un aumento medio di un euro sul menu. Così si recupera anche sulla commissione. Diverse le segnalazioni giunte ai sindacati. «Il problema c’è — afferma Beppe Pallanch, segretario della Cisl Funzione Pubblica — e in tanti ci stanno segnalando anomalie di questo tipo. Purtroppo bisognava fare un lavoro a monte, istituendo convenzioni. Non è stato fatto e le conseguenze si vedono».
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