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lunedì 20 Novembre, 2023
Discriminazione sul lavoro, in Trentino la percezione del problema è ridotta. Cgil Cisl Uil: «Manca la sensibilità»
di Redazione
Il rapporto dell'European Working Condition Survey: solo il 3% degli intervistati dichiara di avere subito minacce o maltrattamenti verbali
In Trentino discriminazioni e minacce non sarebbero un problema per le lavoratrici e i lavoratori. Meno che in Alto Adige e in Tirolo. Almeno stando ai risultati dell’indagine sul clima lavorativo nell’Euregio, presentati stamane a Innsbruck e realizzata all’interno della European Working Condition Survey. Dallo studio emerge, infatti, che nella nostra provincia solo il 3% degli intervistati dichiara di avere subito minacce o maltrattamenti verbali nell’ultimo mese contro il 7% dell’Alto Adige e il 13% del Tirolo.
Una dinamica che si conferma anche riguardo alla discriminazione: nella nostra provincia appena il 3% delle lavoratrici e dei lavoratori non qualificati si dichiara vittima di discriminazioni sul luogo di lavoro, la percentuale sale al 4% nel caso degli addetti a servizi e commercio, al 6% tra i professionisti e si attesta al 3% tra di dirigenti. Dati decisamente più bassi di quelli registrati in Tirolo dove le percentuali sono rispettivamente del 24% tra i non qualificati, del 19% tra addetti a servizi e commercio, del 18% per i professionisti e del 14% tra i dirigenti.
Solo il 8% delle lavoratrici trentine intervistate dichiara di avere subito una discriminazione di genere, percentuale che scende alla metà tra gli uomini mentre in Tirolo si attesta al 15% per entrambi i generi.
La percentuale di quanti hanno subito attenzioni sessuali non richieste in Trentino è dell’1%, contro il 3% del Tirolo. In tutta l’analisi l’Alto Adige si colloca a metà strada tra gli altri due territori. «La fotografia fornita dall’indagine rimanda un’immagine positiva e migliore per il Trentino – fanno notare i tre segretari provinciali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti oggi presenti ad Innsbruck -. Come hanno messo in luce gli stessi ricercatori, però, alla base di questo scarto nella percezione tra i tre territori c’è una diversa sensibilità legata ad una differenza culturale. Sarebbe bellissimo se in Trentino non esistesse il problema delle discriminazioni nei luoghi di lavoro, ma purtroppo sappiamo che non è così. Quel che certo è che in Tirolo c’è una maggiore facilità a far emergere queste situazioni anche perché le Camere del Lavoro dispongono di sportelli dedicati alla discriminazione e questi punti di riferimento aiutano le lavoratrici e i lavoratori a prendere coscienza e li sostengono. In Trentino, invece, andrebbe valorizzato e diffuso l’accesso ai servizi offerti dal Consigliere di parità con maggior raccordo con i centri per l’impiego. Ma per farlo serve aumentare il personale dedicato a questi temi e andrebbe valorizzata l’educazione culturale proprio per favorire la consapevolezza delle discriminazioni e degli strumenti per contrastarle. Una società in cui le discriminazioni vengono negate, riduce la capacità di migliorare il clima nei contesti occupazionali e di rendere più attrattivo il mondo del lavoro, in particolare verso la componente femminile, che è centrale per aumentare i tassi di partecipazione al mercato del lavoro».
Cgil Cisl Uil hanno sottolineato dunque la validità dell’analisi comparata tra i tre mercati del lavoro e hanno ribadito la necessità che studi come quello promosso a livello europeo da Eurofound, diventino strutturali nel tempo all’interno dell’Euregio.
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