Economia
mercoledì 9 Novembre, 2022
Pil pro capite, il Nordest frena la crescita. E per il Trentino maggiori difficoltà in futuro
di Roxana Pop
La locomotiva d’Italia in frenata dal 2000. Secondo gli ultimi dati, nel confronto con l’Ue il Pil pro-capite a Trento perde 24 posizioni Bolzano fa meglio
La locomotiva economica del Nordest è cresciuta, negli ultimi vent’anni, a un ritmo inferiore rispetto a quello di molte altre regioni europee, pur crescendo più del resto dell’Italia. Un rallentamento che non risparmia nessuno, dal Trentino-Alto Adige all’Emilia-Romagna, dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia. Ma mentre la maggior parte dei territori presenta prospettive di crescita più elevate, l’economia del Trentino, meno complessa, potrebbe avere più difficoltà nel restare agganciata al gruppo. È il dato che emerge dal rapporto «Nordest 2022. Il futuro sta passando. Chi è pronto e chi no», realizzato dalla Fondazione Nord-Est e presentato ieri insieme a Confindustria.
Uno dei dati più eloquenti è il Pil pro-capite. Nella classifica delle 92 macroregioni d’Europa, Trento è scesa nell’ultimo ventennio dal 13° posto degli anni 2000 al 37° nel 2020. Ben ventiquattro posizioni perse. Bolzano ha fatto meglio, ma ha perso posizioni: se era all’undicesimo posto nel 2000, diciannove anni dopo ha perso sette posizioni e si è ritrovata al diciottesimo posto. Se nel 2000 il Nord-est si collocava al decimo posto tra le novantadue macroregioni europee, nel 2020 la situazione è decisamente cambiata e l’area è scesa al ventottesimo posto. Tra i territori più ricchi d’Europa, quelli di Francia, Spagna e Germania fanno meglio delle zone economiche trainanti d’Italia. Ma una lenta crescita rischia di diventare una trappola dalla quale potrebbe risultare difficile uscirne. «Un risultato preoccupante, legato a tre fattori: deficit d’investimento, qualità del capitale umano e un contesto di maggior incertezza – spiega Gianluca Toschi, ricercatore della Fondazione che insieme a Luca Paolazzi ha curato il report – Bisogna avere la capacità di sviluppare scenari futuribili».
La perdita di posizioni è stata determinata da un tasso di crescita inferiore rispetto a quello che si registra in altre regioni europee e non da una variazione negativa del Pil pro-capite. Tant’è che nel periodo 2000-2019 la ricchezza nella macroregione è salita del 9,1%, rispetto al 2,1% del resto del Paese. Lo stesso cambiamento ha interessato Trento, dove il Pil è cresciuto nell’ultimo ventennio.
La locomotiva ha frenato negli ultimi diciannove anni. Un arretramento che non risparmia nessuna regione italiana. Si riduce il comparto manifatturiero (-16,7%) e delle costruzioni ( -17,8%), cresce il comparto dei servizi (+ 73,6%) in particolare quelli legati all’ospitalità, così come le imprese (+ 84,2%), la sanità e l’assistenza (+ 175,1%).
Ma nel futuro ci sono buone prospettive. Per gli esperti, nel lungo periodo, le economie che vincono sono quelle complesse, «e il Nordest si colloca in una posizione favorevole». Il grado di complessità dell’economia trentina, però, è più basso del resto della macroregione. «Questo dipende dalla forte specializzazione nelle attività turistiche e agroindustriali – spiega Luca Paolazzi, economista e direttore scientifico della Fondazione che ha curato il report – Ma non significa che Trento non abbia i numeri per diventare una realtà più complessa. Università e industrie avanzate sono potenzialità che non emergono dalla fotografia ma che permettono al territorio di crescere».
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