Lo spettacolo
venerdì 26 Maggio, 2023
Il Pojana e l’affondo (ironico) agli imprenditori: «Toccheme tutto, ma non i me schei»
di Redazione
Andrea Pennacchi al Festival dell'Economia ha travolto il Sociale
Il Pojana, ovvero il personaggio forse più famoso creato da Andrea Pennacchi, imprenditore veneto dedito tutto al lavoro e al suo capannone, è andato in scena sera al teatro Sociale, nella prima serata del festival dell’Economia edizione 2023. Un’appuntamento all’insegna dell’ironia, che ha conquistato il pubblico dall’inizio alla fine. Del resto, «è gratis», come ha osservato in apertura il caustico Pojana.
Dal cambiamento climatico alla decrescita felice, il sarcasmo del Pojana non ha risparmiato nessuno. L’imperativo? Devi lavorarti il pianeta. Peccato che l’Italia non abbia più appeal per nessuno, neanche per gli immigrati. In compenso, “a guidare il muletto possono venire i professori di economia”.
Battute a getto continuo per una serata che ha messo sotto i riflettori, impietosi, di Pennacchi, la fame insaziabile di “schei” dell’imprenditore del Nord Est. Padrone a casa sua, ha pagato la sua terra con sangue e sudore (non importa il sudore di chi). Innamorato del lavoro, disprezza lo studio, le tasse e chi non mangia carne di «porcello» e beve «vin». Ma non è razzista. Odia anche suo fratello.
Lunga la scia dei personaggi inanellati dal Pojana, a partire dal più grande esperto mondiale di veleno per topi. E tante altre categorie di esseri umani, gli sprovveduti, i banditi, gli intelligenti e poi quelli, per così dire, meno furbi, che il Pojana definisce con sferzante ironia, una categoria questa di persone distribuita equamente in ogni classe sociale.
Il Pojana è nato imprenditore edile. Poi travolto dalla crisi, si è perso l’età dell’oro, quella del Superbonus. Varie vicissitudini l’hanno portato in galera. Quando è uscito, ha riempito la taverna di fucili a pompa. Cacciatore, pensa che la natura sia una mamma con gli artigli rossi di sangue e disprezza gli ambientalisti. Ha gusti grevi e robusti. «Toccheme tutto, ma non i me schei». Accompagnato da un chitarrista blueseggiante, suscita la risata. Ma, al fondo del fondo dell’ultimo luogo comune, mette tristezza.
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