La storia
giovedì 4 Maggio, 2023
Trento, Flora e quel chiosco diventato un punto d’incontro della città: «Questa è una grande famiglia»
di Ilaria Maria Tonini
Da 27 anni Flora Campestrin gestisce il chiosco di Piazza Dante. Negli anni è nata una comunità, i clienti si fermano, si confrontano, ridono e scherzano
Sempre la battuta pronta, il sorriso stampato sulle labbra e tutti che la chiamano per nome. È fatta così Flora Campestrin, la proprietaria del chiosco di giornali in piazza Dante. «È da ventisei anni che sono qui. Ne ho visti di giornali passare», scherza l’edicolante, mentre saluta i clienti e prepara i caffè. Ogni persona che si ferma al chiosco sembra conoscerla da tempo, tanto che non si passa lì solo per comprare il giornale o le sigarette, ma per scambiare due chiacchiere con Flora. La chiamano tutti per nome. Tra i clienti di Flora, anche molti volti famosi: da Giuseppe Laterza, editore italiano e ideatore del Festival dell’economia di Trento, a giornalisti de “Il Sole 24 Ore”; da figure note della televisione a funzionari della provincia. «Passano spesso assessori e anche Maurizio Fugatti». Il fatto di conoscere volti noti non sembra però importare all’edicolante. «Per me i clienti sono tutti uguali. I gà du gambe, du oci e na bocca», prosegue la proprietaria dell’edicola. E che sia sincero il suo commento si capisce dal modo in cui accoglie ogni persona che passa al chiosco. «Questa è una grande famiglia. C’è il figlio che può diventare un genio, ma c’è anche l’operaio. C’è pure quello che ha dei problemi. Questa è la famiglia: bisogna accettare tutti». Col tempo, il “chioscone”, come lo definisce Flora, è diventato anche un punto di ritrovo. «Facciamo di tutto. Non vendiamo solo giornali, ma anche sigarette, biglietti, valori bollati, caffè e brioche». Così colleghi di lavoro e amici scelgono l’attività in piazza Dante per la pausa caffè. «Siamo un unicum: non esistono altri chioschi simili nel Triveneto. Altre realtà scelgono di vendere il caffè o i giornali o i tabacchi. Noi uniamo tutti questi aspetti». Secondo la proprietaria, tale particolarità è da attribuire alla storia. «Il chiosco è qui da più di cent’anni. In questa zona passava l’Adige e, grazie alle licenze del podestà, era un punto di scambio. Qui avvenivano i commerci di zucchero, liquore e altre merci», racconta Flora. È stata anche l’esperienza ad aiutare Flora e la sorella nella gestione dell’attività. «Ho avuto altri tre locali prima di questo. Gestivo il Flora in via Mazzini 23 dove poi è stato aperto un negozio di scarpe. Gestivo anche il locale Melody e il panificio Sosi in Cristo Re. Avevo una fila lunghissima». Alla domanda sul se le piaccia il suo lavoro, la proprietaria del chiosco non ha dubbi: «Pensi che sarei qui in piazza Dante, altrimenti?». Fare l’edicolante è il mestiere di Flora perché le piace entrare in contatto con la gente, la sua grande famiglia. Lo si nota da come scambia due chiacchiere con tutti, dal cliente appena arrivato ai più affezionati habitué. «Può sembrare un chioschetto questo, ma non lo è. Non è il bar che pensi sia pieno e in realtà ci sono sempre le stesse quattro persone sedute con la cicca in mano. In media passano tra i trecento e i quattrocento clienti al giorno», spiega Flora.
Nonostante la crisi delle edicole, il lavoro al chiosco va molto bene. Forse perché da Flora oltre ai giornali si trova molto altro, forse perché le sorelle Campestrin lavorano sodo – l’edicola è aperta tutti i giorni eccetto la domenica dalle 6 alle 21 -, forse ancora perché la simpatia delle due donne riesce ad attrarre e fidelizzare la clientela. «La vendita dei giornali va a momenti. Abbiamo notato che le locandine sono molto importanti per acchiappare i clienti. C’è bisogno di un titolo che stuzzichi e che stimoli la curiosità. Alcuni comprano una copia solo perché hanno letto un titolo accattivante».
La storia
Posta Vecia: dai cavalli dell'Ottocento ai camionisti, la trattoria compie 150 anni e passa il timone alla famiglia Singh. «È stata una storia di famiglia»
di Daniele Benfanti
La storica trattoria di Besenello festeggia il traguardo di bottega storica e annuncia il cambio di gestione. «Il nostro piatto simbolo? Gli spaghetti “porca vacca”: con carne salada al coltello e peperoncino»
L'intervista
Giustizia, due giovani su tre (questa volta) hanno scelto di votare: «I partiti non ci rappresentano, ma abbiamo voglia di democrazia»
di Patrizia Rapposelli
La coordinatrice di Unitin Pinelli analizza il boom di affluenza degli under 30: «Ci mobilitiamo sui fatti concreti. Ora la priorità è garantire il diritto di voto ai fuorisede»
La storia
L’arte del caffè secondo Luca Facchinelli, il maestro della torrefazione Bontadi: «I chicchi cantano e bisogna saperli ascoltare»
di Anna Maria Eccli
Dalla selezione alla tostatura, viaggio nel laboratorio di Rovereto tra blend premiati, memoria e passione artigiana. «Seleziono la materia prima e acquisto solo caffè eccellente»
Il progetto
In rifugio, al bar, in pizzeria e nelle segreterie: ragazzi e ragazze con disabilità al lavoro grazie ai percorsi di formazione Anffas
di Redazione
Concluso il percorso di formazione e tirocinio in azienda per 30 giovani con disabilità: un ponte concreto tra laboratori e realtà produttive del territorio