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lunedì 26 Ottobre, 2026

Il nido dell’Università compie 20 anni, Vitali: «I genitori che usano questa struttura hanno carriere più veloci anche dei colleghi senza figli»

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La ricerca sul servizio offerto da Unitn evidenzia anche effetti positivi sul benessere dei bambini. Ongari: «Qui c'è vicinanza e molta più flessibilità»

Nel 2006, dopo due anni di preparazione, su impulso dell’allora rettore Davide Bassi, veniva avviato il nido d’infanzia dell’Università di Trento come misura pionieristica di welfare per il personale accademico, di ricerca e tecnico-amministrativo. A due decenni dall’apertura, nella giornata di ieri, se ne è festeggiato il ventennale: in mattinata, con il convegno scientifico «Dove cresce il futuro», al Palazzo di Sociologia; nel pomeriggio, nella sede del nido di ateneo di via Santa Margherita, con la festa tra ex utenti e le loro famiglie.
Ad avviare la prima parte della giornata, il saluto del rettore Flavio Deflorian: «Festeggiare questo traguardo significa ripercorrere vent’anni di storie, di crescita e di uno straordinario lavoro di squadra al servizio delle nostre famiglie e di chi vive l’Ateneo. Dall’intera giornata emerge una voce corale a celebrare il nido universitario – che accoglie fino a trenta bambini – come un servizio di welfare che concilia la vita e il lavoro e come un polo di eccellenza di elaborazione culturale e di ricerca scientifica sull’educazione infantile e sul sostegno alla genitorialità, unendo lo studio alla sperimentazione pratica.

«Il nido è stato un grande progetto — ricorda Barbara Ongari, responsabile scientifica e tra le figure che ne hanno accompagnato la realizzazione — La peculiarità è che ha permesso fin da subito ai genitori di stare con i figli all’interno, con ampi margini di flessibilità, promuovendo così la continuità tra nido e famiglia». L’ambientamento viene concordato individualmente, così come i tempi di permanenza e le modalità con cui accompagnare il distacco: «Il modello alla base del nido è ispirato al pensiero di Elinor Goldschmied e alla formazione a nido aperto, ponendo al centro l’unicità di ogni bambina e bambino, valorizzandone la storia e l’identità familiare». Spazi organizzati, piccoli gruppi, stabilità delle figure di riferimento e tempi flessibili costituiscono gli elementi di un approccio attento ai ritmi individuali. Anche l’organizzazione risponde alle diverse fasi dello sviluppo: i percorsi sono articolati in tre fasce, dai 3 ai 12 mesi, dai 13 ai 24 e dai 25 ai 36 mesi. Ma il nido UniTrento è anche occasione d’indagine: «È nato per potenziare la ricerca scientifica sull’infanzia, sull’innovazione pedagogica e sul significato della genitorialità», sottolinea Ongari.

I primi riscontri scientifici fanno riferimento al triennio 2006-2009, con il progetto condotto da Ongari e Francesca Tomasi, psicologa e consulente. La ricerca ha coinvolto tutti i bambini frequentanti, i loro genitori e le educatrici, esaminando l’adattamento socioaffettivo, il gioco, l’esplorazione, le interazioni e lo sviluppo comunicativo-linguistico. I risultati presentati nella mattinata evidenziano gli effetti positivi sul benessere dei bambini. Indicazioni favorevoli emergono anche sul versante degli adulti, in particolare rispetto alla sicurezza emotiva e relazionale. Tra i risultati più significativi, il legame tra il buon adattamento socioaffettivo dei piccoli e la condivisione fiduciosa, tra genitori ed educatrici, dei valori e delle responsabilità della cura.

Agnese Vitali, docente di Demografia, ha presentato i risultati dello studio «Genitori al nido» (2021-2022), dedicato alle carriere del personale. «I nostri risultati mostrano che questi genitori hanno carriere più veloci rispetto a chi ha utilizzato altri nidi o non ne ha utilizzati, e persino rispetto a colleghi e colleghe senza figli».

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