economia
lunedì 26 Ottobre, 2026
Boom di assunzioni in Trentino: il turismo chiede 10.500 lavoratori ma ne mancano 5.500. Pochi cuochi
di Francesco Terreri
Le richieste delle imprese nel rapporto Unioncamere-Excelsior su ottobre-dicembre
In questo mese di ottobre le imprese trentine prevedono di assumere 4.700 lavoratori e lavoratrici, il 5,1% in più dello stesso mese del 2025. Chi corre di più è l’agricoltura che con 260 chiamate vede un aumento del 18,2%, ma anche il turismo – i servizi di alloggio e ristorazione e i servizi turistici – cresce del 10,8% a 1.130 assunzioni. Tutti i settori registrano un segno più tranne i servizi alle imprese. Le aziende che prevedono assunzioni sono il 16,5% del totale. Nel trimestre ottobre-dicembre le chiamate al lavoro in Trentino saranno 22.310, in linea col 2025 e a livelli elevati. E se il comparto agricolo conferma la crescita col +16,4% e 780 assunzioni previste, il botto lo fa il turismo al quale, con l’arrivo della stagione invernale e degli stagionali, servono 10.530 addetti. L’industria manifatturiera ne cerca quasi 2.000, l’edilizia 1.000, il commercio 2.700, i servizi alle imprese 3.500, i servizi alla persona – anch’essi in forte crescita +17% – 1.800.
Difficile trovarne metà
Secondo il nuovo rapporto Unioncamere-Excelsior, a livello nazionale sono previste oltre 539mila entrate a ottobre, +3,7%, e 1,35 milioni nel trimestre ottobre-dicembre. La difficoltà di reperimento scende al 43,6% delle entrate totali. In Trentino, dice il rapporto, il 27,2% delle nuove assunzioni – quasi 1.300 a ottobre, 6.000 nel trimestre – riguarda lavoratori stranieri, un dato in netta crescita rispetto all’anno scorso: +14% nel mese, +8% nel trimestre. E questo accade anche perché in più della metà dei casi, un livello superiore a quello nazionale, le imprese prevedono difficoltà a trovare i profili professionali desiderati. A ottobre mancano 1.750 candidati ai posti offerti, il 37,3%, e un altro 12,2% ha una preparazione inadeguata: complessivamente è di difficile reperimento il 52,5% dei potenziali assunti. In termini assoluti sono proprio le professioni qualificate nelle attività ricettive e della ristorazione – dagli addetti all’accoglienza, i receptionist degli alberghi, ai cuochi, dai baristi ai camerieri – a registrare le maggiori difficoltà: si fa fatica a trovarne quasi 500 a ottobre e oltre 5.500 nel trimestre. Ma le carenze più pesanti in percentuale sono nelle professioni sanitarie: ci sono problemi a trovare il 92,9% degli operatori e operatrici socio-sanitarie, Oss, e l’87,3% degli infermieri, fisioterapisti, ostetriche e altre professioni tecniche nelle scienze della salute e della vita. In tutto più di 300 posti vacanti in tre mesi. Difficoltà pure tra gli operai specializzati, dove si arriva all’83% di carenze per quelli dell’industria estrattiva, edilizia e manutenzione degli edifici.
Un quinto è stabile
In Trentino il 20% delle entrate al lavoro del periodo riguarda donne, una quota analoga all’anno precedente, e il 26,6% interessa giovani con meno di 30 anni, in calo rispetto ad un anno fa. Le assunzioni di personale straniero sono al 27,2% del totale, in aumento sull’ottobre 2025 e a livelli elevati nella serie storica, anche se quest’estate si era arrivati a superare il 30%. Il 14,8% delle entrate previste è destinato a personale in possesso di un titolo terziario, cioè laurea o diploma di istituto tecnologico superiore (Its): una quota in crescita che ora si è allineata a quella nazionale. Anche le assunzioni di dirigenti, specialisti e tecnici sono salite alla media nazionale del 17%. Nel 19% dei casi le entrate previste saranno stabili, cioè con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre il restante 81% delle assunzioni sarà a termine.
Cgia: 70mila in pensione
L’Ufficio studi della Cgia di Mestre (vedi anche pagina 7) ricorda che tra il 2025 e il 2029 usciranno dal mercato del lavoro per andare in pensione 3 milioni di italiani. Tra essi, 70.500 persone in Trentino Alto Adige di cui 35.500 dipendenti privati e il resto dipendenti pubblici e autonomi. In carenza di sostituzioni, questo potrebbe aggravare il quadro che già oggi vede a livello nazionale le pensioni quasi allo stesso numero degli occupati. In provincia di Trento però, a differenza di molte regioni del sud, i 254mila occupati superano ancora di 54mila unità le quasi 200mila pensioni pagate.
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