Rovereto

sabato 24 Ottobre, 2026

Violentò e uccise Iris Setti, la Cassazione conferma l’ergastolo di Nweke Chukwuka

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Dopo tre gradi di giudizio viene convalidata la ricostruzione del femminicidio avvenuto nell’agosto 2023. I legali: «Per la famiglia verdetto giusto. Non per vendetta ma per equità»

Confermata in cassazione la condanna all’ergastolo per Nweke Chukwuka, l’uomo che nell’agosto del 2023 uccise, al parco Nikolajewka di Rovereto, Iris Setti. Dopo la sentenza di primo grado e la conferma all’ergastolo alla Corte d’Assise d’Appello a Trento del dicembre del 2025 la Cassazione mette fine a uno dei procedimenti penali per un atto cruento che ha paralizzato l’intera città della Pace. Confermata su tutta la linea la condanna di primo e secondo grado per i reati di omicidio volontario aggravato da rapina e violenza sessuale e per la rapina e lesioni nei confronti di un uomo senza fissa dimora ospite in quel momento di un dormitorio roveretano avvenuto poco prima del delitto.

Il ricorso in Cassazione, voluto dalla difesa, mirava a riconsiderare, o meglio a invalidare (la Cassazione rappresenta il giudice di legittimità delle sentenze ndr), la condanna per violenza sessuale oltre a chiedere che venisse considerata l’infermità mentale. Nulla di tutto questo è stato accolto e la Corte ha confermato tal quale la sentenza d’Appello che aveva già confermato tal quale la condanna in primo grado. Dopo tre gradi di giudizio, per la giustizia italiana Nweke Chukwuka ha ucciso Iris Setti con la piena capacità di intendere e volere e commettendo violenza sessuale. I legali della famiglia Setti, Andrea de Bertolini e Giovanni Rambaldi, aveva già a suo tempo fatto istanza di richiesta per l’indennizzo destinato ai familiari delle vittime di femminicidio e crimini domestici. «Una richiesta che ci auguriamo, ora che si sono conclusi i tre gradi di giudizio – spiega de Bertolini – possa essere accolta celermente proprio per la natura dei fatti e in ragione del motivo per cui il fondo è stato creato». Sostegno economico che si vuole destinare alla sola erede diretta di Iris Setti, la mamma Carla, classe 1933 e che oggi a 93 anni sena più l’aiuto della figlia vive in una struttura che la accudisce. Quei fondi servirebbero ad aiutare le spese per il sostentamento alle sue cure.

I familiari di Setti hanno espresso agli avvocati la loro soddisfazione perché finalmente si chiude questa pagina giudiziaria vissuta con ulteriore sofferenza. «Certo – riportano i legali – non passerà mai il dolore per la micidiale brutalità di quello che Iris ha subito. Ma la condanna all’ergastolo è per loro giusta. Non per vendetta ma per equità. Nel rispetto di Iris». I drammatici fatti di quell’agosto hanno lasciato un solco profondo nella popolazione e molteplici sono state le iniziative che sono nate attorno alla figura di Setti per ricordarla, promuovere cultura e, soprattutto, per contrastare la violenza di genere. Con il giudizio definitivo della Corte Suprema di Cassazione si chiude un capitolo doloroso per i familiari e per l’intera comunità di Rovereto.

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