Redazione
venerdì 23 Ottobre, 2026
Dà una mano al cugino in pescheria con un contratto regolare e guadagna 280 euro, l’Inps gli chiede un anno di pensione. Panettiere di Tuenno vince in Cassazione
di Redazione
L'incarico a chiamata da 30 ore gli era costato 19 mila euro. Ferrari (Pd): «Ne chiederò conto alla ministra del lavoro»
Un contratto a chiamata di circa 30 ore per dare una mano al cugino in pescheria, con un guadagno di appena 280 euro, dichiarati regolarmente. Tanto era bastato ad Angelo Menapace, ex panettiere di Tuenno, in Val di Non, per vedersi chiedere dall’Inps la restituzione di 19mila euro, pari a un’intera annualità di pensione.
Menapace era andato in pensione anticipata con Quota 100. Nel 2021 aveva accettato il lavoro occasionale per aiutare il familiare, senza nascondere nulla dei compensi ricevuti. Le regole previste per Quota 100 vietavano però il cumulo con i redditi da lavoro, salvo specifiche eccezioni. L’Inps aveva applicato il divieto chiedendo al pensionato di restituire l’intera annualità, una cifra enormemente superiore ai 280 euro guadagnati.
Invece di arrendersi, Menapace ha scelto di mobilitarsi. Negli anni ha fatto rete con altri pensionati coinvolti in situazioni analoghe, raccogliendo testimonianze, chiedendo ascolto e rivolgendosi alle istituzioni. Un impegno che ha contribuito a portare all’attenzione pubblica una vicenda che riguarda migliaia di persone in tutta Italia.
«Voglio ringraziare Angelo Menapace e tutti quelli che, insieme a lui, non hanno smesso di lottare – dichiara Sara Ferrari, deputata trentina del Partito democratico –. Senza la loro determinazione questa ingiustizia sarebbe rimasta nel silenzio. Oggi la Corte di Cassazione dà ragione a loro».
Con alcune sentenze delle ultime settimane, la Corte di Cassazione ha infatti cambiato orientamento sul divieto di cumulo previsto per i pensionati con Quota 100 che hanno percepito redditi da lavoro. Secondo il nuovo indirizzo richiamato da Ferrari, non sarebbe più dovuta la restituzione di un’intera annualità di pensione: la somma da restituire dovrebbe invece essere commisurata ai redditi effettivamente guadagnati.
Una svolta che può avere conseguenze concrete per chi si è trovato a dover restituire importi molto superiori ai compensi ottenuti lavorando.
«È una buona notizia, ma è l’ennesimo problema risolto dalla magistratura e non dal Governo – prosegue la deputata –. A creare questa situazione è stata la norma voluta da Salvini, che vietava di lavorare senza dire cosa succedeva a chi lo faceva. Noi lo denunciamo da anni: a ogni legge di bilancio abbiamo presentato emendamenti per correggere questa stortura, e la maggioranza li ha sempre bocciati. Dove non è arrivata la politica con il buon senso, è dovuta intervenire la giustizia».
Alla luce delle pronunce della Cassazione, Ferrari ha depositato un’interrogazione in Commissione Lavoro alla ministra Marina Calderone. La parlamentare chiede che l’Inps interrompa immediatamente le trattenute integrali, riesamini d’ufficio le posizioni già definite e restituisca le somme eventualmente trattenute in eccesso.
L’interrogazione punta inoltre a estendere lo stesso principio ai pensionati che hanno usufruito di Quota 102 e Quota 103.
La questione, sottolinea Ferrari, riguarda anche il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, soprattutto nei casi in cui i redditi da lavoro siano stati dichiarati regolarmente.
«Chi, come Angelo, ha dichiarato fino all’ultimo centesimo ha dimostrato lealtà verso le istituzioni – conclude Ferrari –. Ora le istituzioni devono dimostrarla a lui e a tutti gli altri».
istruzione
Scegliere la scuola superiore: a Trento torna TrentinOrienta. Gerosa: «Aiutiamo i giovani a riconoscere le proprie capacità»
di Redazione
Dal 5 al 7 novembre, in zona Fiere, gli studenti delle scuole secondarie di primo grado potranno visitare gli stand delle Istituzioni scolastiche e formative
Commenti:
Devi effettuare il login per poter pubblicare un commento.