L'editoriale
lunedì 12 Ottobre, 2026
Il contratto (sociale) da riscrivere
di Simone Casalini
Dalla Spagna alla Germania, passando per la Francia: l'Europa è attraversata da profondi stati di malessere. La risposta non è solo respingere o isolare le forze anti-sistemiche, ma formulare risposte altrettanto radicali
L’Europa è attraversata da profondi stati di malessere.
In Francia gli studenti protestano da dieci giorni per un diritto allo studio che, ai loro occhi, viene quotidianamente oltraggiato. Scarsa continuità didattica, scuole fatiscenti, un algoritmo (Parcoursup) a cui sono stati delegati i destini degli alunni che proseguono all’università. Stabilisce, sulla base di dieci preferenze, in quali sedi accademiche collocarli, ma la sua sensibilità è contestata sia dai giovani che dagli atenei. La destinazione conclusiva non ha possibilità di appello: l’algoritmo non media. La leadership di Macron è ormai al lumicino e alle prossime presidenziali si prefigura una netta polarizzazione del voto tra il Rassemblement national di Marine Le Pen e la France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, il partito della sinistra radicale che ha capitalizzato le proteste di questi giorni.
In Spagna il diritto alla casa (negato) ha fatto saltare il governo del socialista Pedro Sànchez. E mercoledì è anche deceduta Maricarmen Abascal, la donna di 87 anni la cui storia ha rappresentato il punto di contatto delle migliaia di sofferenze che nel Paese si sono sovrapposte sul tema dell’abitare. Sfrattata dalla casa in cui aveva vissuto 60 anni, Maricarmen è diventata un’icona della lotta per il diritto ad avere un alloggio in un mercato senza mitigazioni sempre più inquinato dalle finalità turistiche e dalle rendite di posizione. Anche qui sono stati i giovani a scendere in piazza, in prevalenza, con i decreti del governo Sànchez arrivati troppo tardi e senza numeri per dare una parziale risposta (la moratoria degli sfratti) alla questione sociale. Il 29 novembre si voterà con l’estrema destra di Vox che sale negli indici di gradimento e l’immagine di Sànchez sempre più sbiadita – nonostante le sue posizioni anti-trumpiane gradite a settori della sinistra europea – tra scandali che hanno investito famiglia e entourage e scelte moralmente discutibili (partì per le vacanze il giorno dopo i fatti di Ceuta).
In Germania l’ascesa del movimento Alternative für Deutschland (AfD) ha ugualmente una matrice sociale. L’unificazione mai compiuta tra Est e Ovest, le sofferenze abitative, la crisi dell’industria tedesca e di un modello di welfare. E se Vox in Spagna guarda con indulgenza all’esperienza franchista, AfD promette di liberare i tedeschi dal senso di colpa del nazismo e dal peso della memoria.
Arancha Gonzàlez, a capo della Paris School of International Affairs di Sciences Po, associando i sommovimenti francesi e spagnoli, ha parlato di rottura del contratto sociale che tiene insieme una società. Per Jean-Jacques Rousseau è quello scambio tra i diritti individuali ceduti alla collettività e la garanzia del perseguimento del bene comune. La «volontà generale» non si forma sui singoli egoismi, ma stimola i contraenti del contratto sociale a ricercare sempre la giustizia. In questo senso è saltato il patto sociale che governa implicitamente le nostre democrazie ed è saltata anche l’idea che le democrazie e i suoi sistemi economici-sociali abbiano come finalità il benessere del popolo e la sua dignità. Il diritto alla salute e alle cure è insieme al diritto allo studio e alla casa è l’altra dimensione del contratto sociale che oggi è in discussione. La gratuità e un accesso eguale ai servizi del sistema sanitario sono diminuiti dalla crescente risposta che si domanda al privato come medicina per una serie di sfasamenti del sistema.
La stabilità di Francia e Germania, le due locomotive dell’incerto convoglio europeo, è ampiamente compromessa e pone una questione di tenuta e responsabilità a tutti. Le Autonomie del Trentino e dell’Alto Adige/Südtirol sono solo un punto nella cartina d’Europa e il loro status restituisce benefici non indifferenti. Welfare e servizi segnano ancora una differenza. Ma le avvisaglie di quelle tre dimensioni di vita tradite (scuola, sanità, casa) si avvertono anche qui e sono diventate argomento di confronto quotidiano. Soprattutto la saturazione del mercato della casa per ragioni speculative e le esclusioni che genera il sistema sanitario (problema, in primis, nazionale).
L’Alto Adige/Südtirol – in misura assai superiore al Trentino – subisce l’acutizzazione di un’altra questione: il rapporto tra ambiente, cittadinanza e sfruttamento turistico. Con sovraccarichi di flussi che provocano le proteste dei residenti e forme di contestazione ironiche come la corsa contro l’overtourism celebrata a Merano lo scorso sabato che consisteva nello schivare il turista di turno. Il tema è la sostenibilità unito anche alla funzione sociale della natura e dell’ambiente in cui viviamo.
Parlando all’assemblea di Confindustria del Trentino il suo presidente Lorenzo Delladio è sembrato voler andare oltre l’interesse di categoria, proponendo un patto per il futuro dell’Autonomia all’insegna della sostenibilità e della solidarietà. Accanto alla crescita economica, evocata a più riprese, ha sempre citato la coesione sociale. La parola «sociale» è ricorsa sei volte nel suo intervento, declinata come benessere, come coesione, come riscatto. Le parole «insieme» e «collaborazione» sono state citate otto volte. L’ortodossia dell’Intelligenza artificiale ha lasciato il posto al discrimine indicato da papa Leone XIV nell’enciclica «Magnifica Humanitas»: è utile se serve le persone e non il potere. Il senso della prospettiva – sembrava voler comunicare Delladio – è che in questa fase storica nessuno si salva da solo e che occorre un nuovo patto democratico che tuteli e riformuli i fondamentali della convivenza, ripartendo dalle «istituzioni» e dai «partiti», dunque dalla politica. All’interno di un nuovo patto generale si potranno poi soddisfare le esigenze di parte.
Di fronte all’emergenza europea e globale il compito non è solo respingere o isolare le forze anti-sistemiche, ma anche quello di formulare risposte radicali ai bisogni radicali che si sono aperti nella società. Se i divari di classe non avessero determinato le distanze a cui assistiamo oggi, l’immedesimazione nelle necessità e nella vita altrui sarebbe un punto di partenza essenziale per riscrivere le basi della nostra storia in comune. L’Autonomia ha qualche carta in più per procedere in questa direzione.
l'editoriale
Ai, egemoni e anche controllori
di Aldo Civico*
Da mesi, i sacerdoti dell’Intelligenza Artificiale ci dicono che la creatura che stanno addestrando sui loro server potrebbe presto sfuggire al controllo, sviluppare un’autonomia imprevedibile e, nel peggiore degli scenari, condurre la specie umana all’estinzione
Commenti:
Devi effettuare il login per poter pubblicare un commento.