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giovedì 3 Settembre, 2026
Uccide i tre figli e poi cerca di togliersi la vita: il processo a Lindsay Clancy divide gli Stati Uniti e accende il dibattito sulla psicosi post-partum
di Redazione
Dopo tre anni dalla tragedia e cinque giorni di deliberazioni, la giuria non ha ancora raggiunto un verdetto
Nessun verdetto dopo cinque giorni di deliberazioni nel processo a Lindsay Clancy, l’ex infermiera americana di 36 anni accusata di aver ucciso strangolandoli i suoi tre figli piccoli nel 2023 a Plymouth, in Massachussetts. La giuria, che per il secondo giorno consecutivo ha dichiarato di essere arrivata a un punto morto, è stata rimandata a casa dal giudice e tornerà a deliberare giovedì.
Secondo la ricostruzione processuale, Clancy avrebbe strangolato i tre figli utilizzando delle bande elastiche per l’esercizio fisico nella cantina della casa. Subito dopo si sarebbe lanciata da una finestra del secondo piano, riportando lesioni che l’hanno lasciata paralizzata dalla vita in giù. I suoi avvocati sostengono che la donna avesse sentito una voce che le ordinava di uccidere i figli per poter poi togliersi la vita.
Clancy non nega di aver strangolato i figli, rispettivamente di 5 anni, 3 anni e 8 mesi, ma la difesa sostiene che al momento dei fatti fosse affetta da psicosi post-partum e quindi non fosse penalmente responsabile. L’accusa sostiene invece che fosse consapevole delle proprie azioni e che avesse deliberatamente mandato il marito fuori casa con alcune commissioni in farmacia, in modo da rimanere sola con i bambini.
L’impasse aumenta il rischio che la giuria non riesca a raggiungere un verdetto, con la possibilità che il processo si concluda con un mistrial, cioè un annullamento senza decisione definitiva. A quel punto la procura dovrebbe decidere se sottoporre nuovamente Clancy a processo, ritirare le accuse oppure avviare una trattativa con la difesa per un eventuale accordo. Il processo, trasmesso in streaming, ha suscitato grande interesse negli Stati Uniti, con giornalisti e spettatori che hanno riempito l’aula, alimentando un acceso dibattito sulla responsabilità della donna e, più in generale, sulla salute mentale materna dopo il parto.
Nelle ultime cinque settimane, la giuria ha ascoltato le testimonianze di medici, soccorritori, parenti e Patrick, l’ex marito di Clancy. Fu lui, rientrando a casa, a scoprire l’omicidio dei bambini e a chiamare i soccorsi. L’uomo ha anche raccontato che la donna aveva tentato il suicidio. La madre di Clancy, la suocera, la sorella, gli amici e i colleghi hanno raccontato che Clancy aveva avuto problemi di salute mentale dopo aver dato alla luce Callan, il più piccolo dei suoi tre figli. Clancy si era rivolta a diversi medici per il peggioramento della sua salute mentale e alla fine si è ricoverata volontariamente in un ospedale psichiatrico. Il suo avvocato, Kevin Reddington, ha sostenuto che le fosse stata fatta una diagnosi errata e che le fossero stati prescritti farmaci in dosi eccessive. Patrick ha dichiarato invece in diverse interviste di averla perdonata, e di considerarla una persona malata, non malvagia.
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