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sabato 29 Agosto, 2026

Prof vince il posto per insegnare a Berlino, ma la Provincia lo blocca: «La mia carriera è ferma»

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Il docente Stefano Zangrando, primo nella selezione nazionale per insegnare all’estero, non può partire per il vincolo dei posti fissato dalla Provincia: «La letteratura è sovranazionale, il suo insegnamento dovrebbe esserlo altrettanto»

Ci sono insegnanti che vivono la scuola come un ponte: non solo lezioni, orari e programmi da rispettare, ma un luogo in cui lingue, letterature e mondi diversi si incontrano. Tra loro c’è Stefano Zangrando, 52 anni, originario di Bolzano. Con un dottorato in letterature comparate, una lunga attività come traduttore e anni di insegnamento tra lettere e didattica Clil, Zangrando porta in classe una spontanea apertura internazionale. Dal 2008 insegna nella scuola trentina. Nel 2024 decide di candidarsi alle selezioni nazionali per il servizio all’estero, un sistema complesso e competitivo gestito dal ministero degli Affari esteri e dal ministero dell’Istruzione. I requisiti sono stringenti: almeno tre anni di servizio continuativo, una certificazione linguistica C1, conoscenza della normativa sulla scuola italiana all’estero, colloqui tecnico didattici e linguistici, disponibilità a un mandato di sei anni. Zangrando supera ogni fase e risulta primo in graduatoria. Berlino sarebbe stata la sua scelta: la città dove insegnamento, mondo germanofono, traduzione e mediazione culturale avrebbero potuto trovare una sintesi naturale.

Il sistema funziona così: Roma invia ai docenti un preavviso di destinazione e, in caso di accettazione, chiede al datore di lavoro il nulla osta per il collocamento fuori ruolo. Nel caso di Zangrando, la richiesta arriva alla Provincia, che nel 2020 ha approvato la delibera, fissando un contingente massimo annuale di personale destinabile all’estero: sette docenti e un dirigente scolastico. Quando Roma individua Zangrando per una destinazione, la richiesta viene inoltrata alla Provincia. Ma il contingente previsto dalla delibera è già stato raggiunto. La risposta arriva tramite Pec: la partenza non può essere autorizzata.

Per Zangrando non è solo una questione professionale, ma culturale in senso ampio. «La letteratura è sovranazionale — dice — Il suo insegnamento dovrebbe esserlo altrettanto». Non si arrende: ripete il percorso una seconda volta, pronto a partire non appena si apre una nuova possibilità. Anche questo tentativo, però, si ferma davanti allo stesso vincolo amministrativo.

Nel frattempo, prova a trasferirsi in Alto Adige, dove il nulla osta viene concesso più facilmente. Ma non trova posto. «A malincuore — racconta — cercherò di riprovarci. Non vorrei lasciare il Trentino, ho qui la mia famiglia, ma sento che la mia carriera è bloccata».

Per lui è un momento decisivo: «L’insegnamento all’estero per me, come per altri in posizioni analoghe, è il culmine di un percorso. È lì che compito educativo, competenze plurilingui e mediazione culturale possono convergere. E quell’esperienza può poi essere messa a frutto al ritorno nel Paese e nel mondo scolastico d’origine. Per questo ha senso farlo entro una certa età. Se uno deve aspettare fino a quasi sessant’anni, cosa riporta indietro? Sempre abbia ancora voglia di partire».

La sua vicenda non è isolata. La discontinuità tra graduatorie nazionali e contingenti provinciali, il rischio di attendere anni prima di partire, la difficoltà di conciliare mobilità professionale e vita familiare sono criticità note. Quest’anno altre tre docenti non hanno potuto partire. E aggiunge: «La delibera provinciale nasce da un contesto complesso, da un mancato coordinamento tra Roma e Trento, da un problema di costi e di organici». Non punta il dito: descrive un sistema che, pur con le sue ragioni, produce effetti concreti sulle vite delle persone. Nel frattempo, continua a insegnare, a tradurre libri, a collaborare con scrittori e germanisti, a portare internazionalità nella scuola trentina.

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