L'intervista
domenica 23 Agosto, 2026
A 42 anni mamma grazie alla Pma: «Parlarne può aiutare chi non trova il coraggio di provarci»
di Mario Pizzini
Sofia racconta il percorso nel centro di Pma di Arco: due tentativi falliti, poi la fecondazione eterologa e la nascita della figlia
«Adesso non saprei più come stare senza di lei». Sofia (nome di fantasia) è diventata mamma a 42 grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Lei e il suo compagno hanno deciso ampliare la loro famiglia all’età di 36 anni. E dopo averci provato per lungo periodo si sono rivolti alla centro di Pma di Arco, l’unico specializzato in Trentino (il «T» di ieri). E così un anno e mezzo fa, dopo alcuni tentativi non andati bene, hanno finalmente avverato il desiderio di una vita: diventare genitori, nel loro caso di una bellissima bimba.
Sofia, ci può raccontare da dove nasce questa decisione?
«Noi convivevamo ormai da 7 anni, ed entrambi ne avevamo 36. Ci abbiamo pensato tardi per una serie di ragioni: ci siamo conosciuti a 30 anni, il lavoro era un po’ precario e mancava una stabilità economica. Quindi abbiamo condiviso questa volontà un po’ tardi e dopo averci provato per un anno ci siamo rivolti ad Arco».
Siete andati subito su Arco?
«Si, ci siamo rivolti solo ed esclusivamente ad Arco, convinti del servizio pubblico».
Com’è stato per voi il primo periodo?
«Era il periodo Covid quindi andava tutto un po’ a rilento. Il primo contatto lo abbiamo avuto a dicembre 2021. Abbiamo quindi fatto una serie di analisi che hanno evidenziato che da parte mia c’era una riserva ovarica piuttosto bassa, sia per l’età che per una mia conformazione».
Poi il percorso come è continuato?
«Abbiamo fatto il primo tentativo a novembre del 2022 e purtroppo è andato male. Ci abbiamo riprovato nel 2023 ma anche il quel caso non ci siamo riusciti».
Eravate consapevoli delle possibili difficoltà che avreste potuto incontrare?
«Certo, fin dal primo colloquio ci era stato comunicato che non si entra nel centro e in automatico si ottiene la gravidanza, anzi. Le percentuali di esito positivo non sono altissime.
Dopo i due tentativi andati male cosa avete fatto?
«Già dopo il primo tentativo “fallito” i dottori ci hanno detto che la strada migliore per raggiungere il nostro forte desiderio di avere un figlio era procedere con la fecondazione eterologa, quindi utilizzando gli ovociti di una donatrice».
E avete deciso di procedere?
«Si, già durante il secondo tentativo avevamo iniziato il percorso di matching per la fecondazione eterologa. Il matching è la ricerca di una donatrice di ovuli e nel 2024 li abbiamo trovati».
E poi è nata la bimba…
«E poi, un anno e mezzo fa, è nata la bimba e io sono diventata mamma a 42 anni. Adesso non saprei più come stare senza di lei. L’altro giorno la vedevo in spiaggia, ha iniziato a camminare da poco e mi sono emozionata pensando al percorso che abbiamo fatto assieme».
Parlando del percorso, com’è stato per voi da un punto di vista emotivo e psicologico?
«A me il tempo è volato. Fortunatamente siamo riusciti a viverla in maniera molto serena perché partivano consapevoli che sarebbe potuto andare bene come no. Questi però sono aspetti personali, che cambiano da persona a persona. Conosco persone che non l’hanno vissuta così, è molto soggettivo».
C’è ancora un tabù su questi temi secondo lei?
«Si, credo sia ancora un tabù, e onestamente non riesco bene a capire perché. Comunque, anche in struttura ne sono molto consapevoli, tant’è che il supporto psicologico è incluso nel servizio».
E come avete gestito questa cosa con parenti ed amici?
«Sempre in maniera molto serena e trasparente, non l’abbiamo mai tenuto nascosto. Credo sia giusto parlarne anche perché penso possa aiutare qualcuno che magari ci sta pensando ma non si è ancora fatto forza. Insomma, parlandone capisci che è una cosa che si può fare. E io la rifarei senza alcun dubbio.
Commenti:
Devi effettuare il login per poter pubblicare un commento.