Economia

martedì 18 Agosto, 2026

Caldo e siccità, l’agricoltura trentina in allarme: «Mele e fieno, danni e raccolti sempre più a rischio»

di

La stagione è sempre più anticipata: mele mature già ai primi di agosto, meno acidità nell’uva e primo sfalcio di fieno in calo del 15-20%. Mara Baldo: «Il clima sta cambiando e i margini delle aziende si riducono»

La stagione è anticipata e su ogni coltura l’impatto è diverso. Il fieno è stato colpito duramente, con una perdita del 15-20% sul primo sfalcio e in alcune zone il secondo potrebbe addirittura saltare. Con tutte le conseguenze del caso per il settore zootecnico. Il melo matura prima, con rischi per la conservazione e la «croccantezza» del frutto. L’uva invece patisce meno, ma perde in acidità, fondamentale per gli spumanti. Questi alcuni dei problemi delineati da Mara Baldo, presidente di Cia – Agricoltori Italiani del Trentino.
Baldo, è una stagione calda e siccitosa. Può tracciare un bilancio?
«Questa stagione è un po’ difficile per l’agricoltura. C’è caldissimo e molta siccità, due fenomeni che ci mettono in emergenza il settore. Lo dico senza voler essere drammatica ma il problema c’è, è inutile nascondersi».
Nello specifico cosa avete osservato?
«La stagione è anticipata e questo anticipo aumenta gradualmente di anno in anno. Per farle capire prendiamo ad esempio le mele gala, una varietà che noi abbiamo da 25 anni circa. I primi anni si raccoglieva dopo il 20-25 agosto mente l’anno scorso la raccolta è iniziata il 7 del mese e quest’anno addirittura il 5».
Calore e siccità che implicazioni hanno sulla produzione delle mele?
«Il melo è una pianta che ha bisogno di tanta acqua e con impianti di irrigazione noi fino ad ora siamo riusciti ad irrigare con costanza. Il melo però ha anche bisogno di una buona escursione termica notturna. Quest’anno le mele sono maturate in breve tempo e adesso cadono a terra. Un altro fattore da tenere in considerazione è la croccantezza: senza escursione termica non sono così croccanti».
E la stagione è anticipata anche sull’uva?
«Si, quest’anno anche l’uva ha anticipato molto. Sia fioritura che raccolta per lo spumante. Poi c’è anche da dire che l’uva ha bisogno di poca acqua, quindi tendenzialmente è bella visto che non piove. Ma ha poca acidità, caratteristica fondamentale per lo spumante. È tutto un po’ strano e diverso quest’anno».
Il binomio siccità e caldo che settore ha colpito maggiormente?
«Direi che in generale tutta l’agricoltura è danneggiata ma anche la zootecnia ha subito un duro colpo. Per il fieno c’è un grave danno perché il 15-20% del primo sfalcio è andato male. E in certe zone il secondo rischia addirittura di non essere fatto. Questo ha un impatto economico non da poco perché il fieno andrà comprato da qualche parte. E in Italia anche le altre regioni stanno soffrendo la siccità».
È ancora troppo presto per fare delle stime economiche generali?
«Si, per ora è presto. Per la mela noi stiamo raccogliendo e quantità e prodotto sulla pianta sono buoni. Dipende quindi da come si conserverà perché se è troppo matura la conservazione diventa più complessa. C’è seria preoccupazione però, perché il clima sta cambiando e diventa anche più imprevedibile. In generale i margini si riducono sempre di più e le nostre aziende non hanno vita facile».
Voi cosa producete?
«Noi produciamo mele, ciliegie e uva. E ci chiediamo: le mele quanti anni possono andare avanti con un clima così? Fa riflettere che ti venga il dubbio di cosa bisognerà fare per continuare a lavorare. Anni fa non veniva nemmeno in mente una cosa del genere».
È quindi un problema che va oltre le singole annate più o meno siccitose?
«Decisamente. Il problema c’è ed è immediato. Detto questo secondo me andrebbe fatto un ragionamento più profondo, che non si limiti alla singola stagione “anomala” oppure alle città da bollino rosso. Il clima sta cambiando in modo globale e dobbiamo pensare a come difenderci da questa cosa aldilà della singola coltura colpita».
L’agricoltura è sempre stato un settore vulnerabile ai fenomeni naturali. In questi ultimi anni sta andando peggio?
«La precarietà c’è sempre stata ma ora è più intensa. Guardiamo fuori pensando ”che bello piove”, ma con un’ansia incredibile perché vento o grandine possono distruggere tutto. E adesso la grandine è decisamente più grossa di un tempo. In generale i fenomeno meteorologici sono più intensi ed è più facile facciano danni.

Commenti: