Alto Adige
venerdì 17 Luglio, 2026
Crollo del tribunale di Bolzano: reazioni, conseguenze e possibili cause
di Valentino Liberto
La Procura ha aperto un fascicolo. La presidente Bortolotti: «Possiamo parlare di miracolo, poteva essere una strage»
Un boato fortissimo, una colonna di polvere che si alza su piazza Tribunale e, al posto del grande atrio e dei corridoi all’ingresso dell’aula della Corte d’Assise, una voragine che taglia in due l’edificio, lasciando intravedere le montagne sullo sfondo. Alle 6.24 di ieri mattina una porzione del Tribunale di Bolzano è venuta giù di schianto. Un crollo che ha interessato almeno un quarto della struttura che con il suo colonnato razionalista caratterizza l’omonima piazza del capoluogo altoatesino. Quattro piani collassati uno sull’altro, mentre erano in corso i lavori di manutenzione straordinaria per la sostituzione dei pilastri portanti.
Il fragore ha svegliato il quartiere nel cuore della città. «Abbiamo capito subito che era qualcosa di straordinario», racconta Marco Piliego, che abita a un centinaio di metri dalla piazza. Christian Auer, ispettore antincendio capo del Corpo permanente dei vigili del fuoco, è stato tra i primi ad arrivare: «Tutta la parte centrale, quella delle aule, era crollata dall’ultimo piano fino al piano terra. Ho pensato a un attentato, poi abbiamo capito che si trattava di un crollo». All’appello dell’impresa di pulizie mancava una persona: «Tramite telefono siamo riusciti a trovarla, era ancora all’interno, e l’abbiamo indirizzata verso un’uscita sicura». Al momento del cedimento nel palazzo c’erano all’interno solo tre addetti alle pulizie, una donna è rimasta lievemente ferita ed è uscita con le proprie gambe.
Le reazioni
Le prime reazioni sono d’incredulità, con un sospiro di sollievo per la tragedia evitata. «Possiamo parlare di miracolo, poteva essere una strage», dice la presidente del Tribunale Francesca Bortolotti, confermando che a cedere sono stati i pilastri portanti nell’area interessata dai lavori, davanti all’aula di Corte d’Assise, interventi seguiti a problemi statici che lei stessa aveva più volte segnalato. Le fa eco il procuratore generale Corrado Mistri: «Le immagini sono impressionanti e devastanti. Se fosse accaduto anche solo mezz’ora dopo, le conseguenze sarebbero state tragiche nel vero senso della parola».
Le cause
Ma sulle cause nessuno si sbilancia. Il procuratore capo Axel Bisignano parla di crollo «verosimilmente connesso ai lavori di ristrutturazione in corso». La Procura ha aperto un fascicolo per crollo colposo, al momento contro ignoti. L’edificio è di proprietà della Provincia dal 2018, che ne ha in carico il risanamento pluriennale. «In quale misura questi interventi siano legati all’evento di oggi è un aspetto che va assolutamente approfondito», dice il presidente Arno Kompatscher, che parla di «una gran fortuna nella sfortuna». L’assessore provinciale alle opere pubbliche Christian Bianchi annuncia verifiche sull’intero fabbricato, mentre proseguono i sopralluoghi con i cani per escludere la presenza di altre persone sotto le macerie.
Le conseguenze
Le conseguenze sulla macchina giudiziaria sono difficilmente calcolabili, con la parte centrale inagibile – nonché archivi e fascicoli sepolti. Bortolotti e Bisignano hanno disposto il rinvio a data da destinarsi di tutte le udienze civili e penali, salvo quelle indifferibili. La Provincia, il Comune e il commissariato del governo cercano sedi alternative «nelle immediate vicinanze», mentre la Libera Università di Bolzano, per bocca del presidente Federico Giudiceandrea, ha offerto aule e uffici: «Ci sentiamo parte della comunità». La Provincia, tramite i suoi Servizi, ha già pubblicato un annuncio finalizzato a trovare un immobile per ospitare 150-200 persone.
Ma il crollo ferisce anche un simbolo della «città nuova». Il Palazzo di Giustizia, la cui costruzione iniziò nel 1939, è uno dei tasselli della Bolzano del Ventennio: si affaccia sulla piazza dominata dal fregio di Hans Piffrader con il duce a cavallo e il motto «credere, obbedire, combattere», poi depotenziato nel 2017 con una scritta luminosa che riporta la frase di Hannah Arendt «nessuno ha il diritto di obbedire». Nel cedimento, segnala Aaron Ceolan dell’Archivio storico di Bolzano, è andato distrutto il bassorilievo sopra il portale d’ingresso, che raffigurava la dea della Giustizia in trono, con bilancia, libro della legge e spada.
«Non è solo una sede importante per la giustizia, ma un edificio storico e identitario, con un grande valore emotivo per la popolazione», ha detto il sindaco Claudio Corrarati, disponendo la chiusura dell’intera piazza. Un simbolo però ancora capace di dividere. Il consigliere provinciale di estrema destra Jürgen Wirth Anderlan, ex comandante degli Schützen, ha pubblicato la foto del Tribunale sventrato con il commento «oggi è un buon giorno per il Sudtirolo», definendo l’edificio «tempio fascista». Parole che hanno suscitato l’indignazione trasversale dei partiti di lingua italiana. Sullo sfondo resta la questione nazionale dell’edilizia giudiziaria, rilanciata dall’Associazione nazionale magistrati: «Quanto accaduto a Bolzano è l’ennesimo allarme». E la giunta regionale del sindacato dei magistrati avverte: «Serve un piano serio, tempestivo e verificabile».
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