L'editoriale

giovedì 9 Luglio, 2026

Lampedusa, la scelta del papa

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La scelta del pontefice di visitare Lampedusa nel giorno dei 250 anni dalla Dichiarazione d'Indipendenza americana. Un gesto che rivolge a ciascuno di noi la domanda che, tredici anni fa, aveva fatto papa Francesco: «Dov'è tuo fratello?»

Mentre a Filadelfia si celebrano i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza, su un’isola a sud della Tunisia un uomo in abiti bianchi si ferma davanti a un cimitero di persone senza nome. Il primo papa statunitense della storia ha rifiutato l’invito della Casa Bianca, scegliendo invece di recarsi a Lampedusa. Ha selezionato anche la data: il Freedom 250, il compleanno della nazione che lo ha generato. In questa coincidenza, ha deciso di compiere un gesto sia filosofico sia pastorale.

Ha ribaltato la parola fondativa del suo Paese, portandola a una nuova dimensione, senza però rinnegare il concetto originale. Dall’indipendenza all’interdipendenza. È utile partire dal significato della parola. «Independentia» nega il «dipendere», ovvero il «pendere da». Indipendente è ciò che non è sospeso da nulla, che si sostiene da solo. Tuttavia, questa autosufficienza — l’autàrkeia dei greci — Aristotele la riservava agli dèi e agli animali, mai all’uomo, che è considerato un animale politico proprio perché non può bastare a se stesso.

La modernità ha trasformato queste idee in due miti paralleli: l’individuo che si crea autonomamente e la nazione che si rinchiude in sé. Il gesto di Papa Leone XIV dimostra che entrambe queste concezioni sono illusorie. La vera domanda non è se siamo connessi gli uni agli altri, perché lo siamo, ma se rispondiamo a quel legame costruendo un muro o tendendo una mano.

Esiste un paradosso che dovremmo avere il coraggio di tenere a mente proprio il 4 luglio. La stessa Dichiarazione del 1776 è, in fondo, un atto di interdipendenza: termina con i firmatari che si impegnano reciprocamente con le loro vite, i loro beni e il loro onore sacro. Inoltre, il motto scelto dagli Stati Uniti — «E pluribus unum», dall’uno, il molteplice — esprime in due parole l’idea di interdipendenza. L’indipendenza americana è già intrisa della sua controparte.

Questa intuizione è molto antica. Quando a Diogene fu chiesto da dove provenisse, rispose di essere kosmopolítes, cittadino del mondo. Non intendeva abolire le sue appartenenze, ma rifiutava di farne delle prigioni. Vedeva il localismo come una gabbia mentale. Gli stoici, da parte loro, promossero un’immagine che trovo ancora insuperabile: i cerchi di Ierocle. Attorno a ciascuno di noi si dispongono cerchi concentrici — la famiglia, gli amici, la città, l’umanità — e il compito morale, dicevano, è quello di avvicinare i cerchi più esterni al centro, finché lo straniero non cessa di essere tale. Non si tratta di annacquare il proprio io fino a perderlo, ma di avvicinare l’altro fino a riconoscerlo.

Colui che ha introdotto questa antica saggezza nel diritto moderno è stato Kant. In «Per la pace perpetua» istituisce un «diritto cosmopolitico» che si riduce a un’unica richiesta: l’ospitalità. Questo rappresenta il diritto dell’estraneo a non essere trattato con ostilità solo per il fatto di essere giunto su territorio altrui. Egli scrive una frase che sembra scritta per il Mediterraneo attuale: la violazione del diritto avvenuta in un luogo della terra si fa sentire ovunque. Non si tratta di sentimentalismo o buonismo, ma di una diagnosi. Ciò che avviene su un molo di Lampedusa riguarda tutti noi.

In un’altra fase della mia vita, ho vissuto tutto questo in prima persona. Ho avuto l’onore di collaborare con il filosofo politico Benjamin Barber alla Dichiarazione di Interdipendenza e alla Giornata che porta il suo nome. Barber ha deciso di celebrare il 12 settembre, il giorno dopo l’anniversario degli attacchi terroristici. Questa scelta rappresentava la sua risposta diretta a coloro che, dopo il dolore, proponevano il ritiro sovrano, la chiusura, le barriere. Non si trattava di isolarsi, ma di riconoscersi. La sua Dichiarazione richiamava deliberatamente quella del 1776, per completare ciò che essa aveva lasciato in sospeso. Oggi, vedere un Papa americano inserire lo stesso movimento nel calendario del suo Paese, riportando il 4 luglio a Lampedusa, è un evento che invita alla riflessione.

Perché l’interdipendenza non è una parola dolce degli ingenui. È una delle idee politiche più mature. Riconoscerla non ci rende più vulnerabili, ma ci libera dalla menzogna dell’autosufficienza, che è, in realtà, la solitudine più fragile. Tredici anni fa, su quel medesimo scoglio, Papa Francesco domandava: «Dov’è tuo fratello?». Non era una domanda per gli altri. Leone, scegliendo il 4 luglio, pone nuovamente questa domanda, rivolgendo la sua attenzione non solo al suo Paese, ma a ciascuno di noi.

*Antropologo, Columbia University