Italia
martedì 30 Giugno, 2026
È morto a Pavia il professor Silvano Romano. Fu coinvolto e arrestato – da innocente – per il caso Ludwig
di Redazione
Ex professore di chimica, è stato trovato senza vita nel suo appartamento a Pavia
È stato trovato senza vita nel suo appartamento al quarto piano di uno stabile in viale Indipendenza 82, a Pavia, il professor Silvano Romano, 78 anni, docente in pensione di Chimica Fisica dell’Università di Pavia.
L’allarme è scattato nella tarda mattinata di ieri, quando alcuni vicini, preoccupati perché da giorni non lo vedevano uscire di casa e insospettiti dal forte odore proveniente dall’abitazione, hanno richiesto l’intervento dei soccorsi. Secondo i primi accertamenti, il professore sarebbe morto da almeno una settimana, forse addirittura da diverse settimane, complice anche il caldo che ha accelerato il processo di decomposizione.
Romano è stato uno dei più apprezzati studiosi di Chimica Fisica dell’ateneo pavese, dove ha insegnato per molti anni pubblicando oltre un centinaio di lavori scientifici fino al 2016. Esperto di meccanica quantistica e del metodo Monte Carlo, era considerato un ricercatore di grande valore dalla comunità accademica.
Dietro la sua carriera scientifica si nascondeva però anche una vicenda che lo aveva segnato profondamente. A metà degli anni Ottanta il suo nome finì infatti, del tutto ingiustamente, nell’inchiesta sul caso Ludwig, la serie di efferati omicidi compiuti dai terroristi neonazisti che tra il 1977 e il 1984 provocarono diverse vittime. In Trentino, nel 1983, uccisero in via del Suffragio, il sacerdote don Armando Bison.
Convinto di aver individuato uno schema nelle azioni dell’assassino, Romano telefonò al rabbino della comunità ebraica di Padova per metterlo in guardia da un possibile rischio. Quella telefonata, però, venne interpretata come una minaccia e fece scattare le indagini nei suoi confronti.
La polizia sequestrò alcuni oggetti ritenuti inizialmente sospetti, tra cui francobolli dello stesso tipo utilizzato per le lettere di rivendicazione di Ludwig e libri in lingua tedesca. A destare ulteriori sospetti contribuì anche il fatto che, nel giorno di uno degli omicidi, Romano si trovasse a Trento per motivi universitari.
L’accusa, tuttavia, si rivelò completamente infondata. Dopo alcuni giorni trascorsi in carcere, il professore venne scagionato grazie all’opera del suo legale e all’assenza di qualsiasi elemento concreto che lo collegasse ai delitti. I veri responsabili, Wolfgang Abel e Marco Furlan, sarebbero stati identificati e arrestati successivamente.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona brillante, riservata e originale. Amava muoversi in bicicletta, era appassionato di statistica, giochi matematici e freddure, che raccoglieva e catalogava con cura. Rimasto solo dopo la scomparsa dei genitori, aveva fatto del dipartimento universitario la sua seconda casa.
Negli ultimi anni, nonostante i problemi alla vista che lo avevano costretto a rinunciare alla bicicletta, aveva deciso di tornare sui banchi dell’università iscrivendosi al corso di laurea in Matematica, dimostrando fino all’ultimo una straordinaria curiosità intellettuale.
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