Sanità
martedì 30 Giugno, 2026
La Corte dei conti bacchetta la Provincia di Trento sul nuovo ospedale: «Troppa lentezza, risorse accantonate ma non ancora spese»
di Davide Orsato
Duro passaggio anche sulle visite mediche intramoenia: «Oltre 2.200, con compartecipazione pubblica: situazione non virtuosa»
«Provincia troppo lenta nell’utilizzare i fondi pubblici per un’opera fondamentale come il nuovo ospedale di Trento». Lo afferma il procuratore generale della Corte dei Conti, Gianluca Albo, nelle memorie conclusive in occasione dell’udienza pubblica per la parifica del rendiconto generale 2025, in programma oggi, martedì 30 giugno, a Bolzano davanti alle Sezioni riunite della magistratura contabile. Il giudizio arriva all’interno di una relazione, generalmente positiva sullo stato delle finanze pubbliche di Trento e di Bolzano.
Non è l’unico aspetto che la giustizia contabile regionale ritiene meritevole di approfondimento.
Per quanto riguarda la Regione, viene evidenziato come la società partecipata Autostrada del Brennero S.p.A. continui a non rispettare il limite massimo di cinque componenti del consiglio di amministrazione previsto dal decreto legislativo 175/2016.
Altro rilievo riguarda il ricorso alle proroghe contrattuali. Nel corso del 2025 la Regione ne ha effettuate 24, una pratica che, secondo la Procura, evidenzia una carenza nella programmazione degli acquisti di beni e servizi e limita la possibilità di garantire procedure concorrenziali e la scelta del contraente più conveniente.
Per la Provincia autonoma di Trento, il Procuratore regionale ha invece richiamato la persistente lentezza nell’utilizzo delle risorse destinate alla realizzazione del Polo ospedaliero universitario trentino, un’opera per la quale sono stati stanziati complessivamente 490 milioni di euro. «Nel bilancio 2026 questi soldi non risultano ancora spesi, nemmeno in parte», sottolinea Albo.
Sempre sul fronte sanità, la Corte evidenzia il dato «di oltre 2.200 visite, prenotate nel 2025, dai cittadini trentini in regime intramoenia, con possibilità di compartecipazione agli oneri da parte della Provincia. Circostanza questa che non può ritenersi propriamente virtuosa, atteso il gettito fiscale provinciale e il regime tariffario previsto a livello nazionale, a parità di prestazione sanitaria resa».
Un ulteriore monito riguarda la disciplina dei rimborsi ai titolari di cariche elettive. La Corte invita la Provincia a rafforzare le norme antielusive, precisando che i rimborsi per incarichi ricevuti in ragione del mandato politico debbano essere strettamente collegati a spese effettivamente sostenute e documentate e, in mancanza di adeguata documentazione, restituiti.
L’osservazione prende spunto da un caso concreto esaminato dalla Procura contabile, relativo a un sindaco di un Comune con oltre 3.000 abitanti che avrebbe percepito 17.800 euro a titolo di rimborso spese da una società a capitale misto partecipata dal Comune e operante nella gestione di impianti sciistici, con documentazione giustificativa ritenuta solo parziale.