Il Drago di Vaia, la monumentale scultura dell’artista Marco Martalar sull’altopiano cimbro, ha nidificato a Trento, per la precisione in Largo Pigarelli. Nei giardini davanti al tribunale è infatti apparso un uovo speciale alto due metri, adagiato su un grande nido del diametro di oltre tre. Si tratta di un uovo capace di raccontare storie di resilienza, rinascita e cambiamento, di custodire memorie ed esperienze straordinarie lasciate da tante persone comuni. L’artista Martalar ha dato così concretezza al progetto “EchoIn. L’eco delle storie che diventano arte”, installazione artistica partecipativa promossa dalla cooperativa Green Land in collaborazione con il Comune di Trento e con l’Azienda di promozione turistica Trento-Monte Bondone.
Si tratta di un’opera partecipativa e che vive e vivrà grazie alle persone perché è nato da una domanda profondamente contemporanea: come possiamo lasciare un segno del nostro passaggio senza danneggiare ciò che amiamo? L’uovo infatti è composto da numerose “scaglie” che custodiscono storie raccolte da EchoIn in gran parte attorno al Drago Vaia Regeneration. Sono infatti molte le persone che, una volta giunte davanti all’opera rinata dalle ceneri dell’incendio del 2023, hanno trovato l’ispirazione per raccontare una parte del proprio vissuto, trasformando un momento di contemplazione in un’occasione di riflessione e testimonianza.
Ogni scaglia contiene al proprio interno un chip Nfc: attraverso il proprio smartphone è possibile leggere i contenuti, i pensieri e le testimonianze lasciate dalle persone che hanno scelto di partecipare. L’opera è non solo una forma di arte viva e condivisa, in continua evoluzione: è un nuovo modo di vivere l’arte e i luoghi in cui il visitatore non è più semplice spettatore, ma parte integrante dell’opera stessa. L’esperienza unisce quindi arte contemporanea, tecnologia, memoria collettiva, partecipazione, turismo sostenibile.
L’installazione rimarrà nei giardini di Largo Pigarelli fino all’inizio di settembre. Alla sua realizzazione ha collaborato anche l’ufficio Parchi e giardini del Comune, che ha predisposto l’area e ha curato i necessari adempimenti amministrativi.