L'intervista

domenica 21 Giugno, 2026

Politica, il monito di Marchiori: «Il Patt non è organico al centrodestra»

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Il segretario rilancia il suo appello alle forze territoriali: «Parliamo di Trentino prima di scegliere tra destra e sinistra»

Qualche sì, qualche no e un po’ di scetticismo. Tutte cose che Simone Marchiori aveva previsto. Quando il segretario del Patt aveva lanciato la sua proposta, rivolta a tutte le forze civiche, popolari, territoriali e autonomiste trentine, di trovarsi a un tavolo e parlare di un’alleanza per il Trentino che preceda il confronto con i partiti nazionali, sapeva che le reazioni sarebbero state molteplici. Tuttavia quello che sperava, e che si è verificato, è che il tema finisse al centro dell’agenda politica «e questo mi sembra proprio che si sia verificato» commenta soddisfatto.
Marchiori che ne pensa del dibattito che avete suscitato?
«Leggendo i giornali, mi viene da dire che l’appello ha colto nel segno, c’è stato un risveglio della politica. Sicuramente abbiamo smosso le acque. Poi ovvio che con la suggestione che ho lanciato non pretendevo, né mi aspettavo, cambiali in bianco da parte degli altri e nemmeno un’adesione entusiastica. Mi aspettavo distinguo, cautele e sfumature di pensiero ed è quello che si è manifestato. C’è anche chi ha detto “parliamo” e questo è un dato positivo, l’altro è che nessuno ha chiuso la porta al dialogo a priori, a parte qualcuno che ha una posizione forse ideologica o forse personalistica».
C’è chi vi ha accusato di ambiguità e tatticismi interni al centrodestra…
«Rispondo che noi vogliamo uscire dalla logica esasperata del posizionamento preventivo. Si può dialogare, trovare punti di contatto e di confronto anche se alla fine non si condivide la stessa strada. Anche se magari nel 2028 andremo in direzioni diverse, intanto troviamoci a parlare di Trentino dal punto di vista privilegiato di chi è partito territoriale, conosce il Trentino e lo mette al primo posto. Chi chiude subito il dialogo, invece, non fa il bene del Trentino: fa un ragionamento personale e di partito».
Però anche il Patt è dentro lo schema del posizionamento preventivo, essendo nel centrodestra…
«Certo, anche perché con il sistema maggioritario bisogna per forza scegliere un campo. Questo però non significa che non ci si possa parlare. Ci avevamo provato anche nel 2022, quando eravamo fuori dalle coalizioni, ma allora i partiti non risposero. Quindi non lo vedo come un limite. Parliamoci, poi ognuno deciderà dove andare. Anche perché il percorso può portare a esiti diversi. Certo, sarebbe bello stare tutti assieme e riuscire a condizionare il percorso politico: in quel caso non si parlerebbe più di destra o sinistra nazionale, ma di un centro territoriale. Mi rendo conto che possa sembrare un discorso da sognatore, ma non voglio pormi limiti. Concludo ricordando che noi siamo nel centrodestra sulla base di un accordo con Fugatti, che come presidente è garante di questo percorso; non stiamo parlando di un’alleanza organica».
C’è chi sostiene che la proposta manchi di contenuti.
«In realtà già a Garniga abbiamo iniziato a parlare di proposte, mettendo al centro il tema delle politiche di montagna, che significa parlare di tutto il Trentino. Lo abbiamo fatto a Strigno con Herbert Dorfmann, parlando di Europa e di come l’Unione europea interessi il Trentino. Lo faremo la prossima settimana con i giovani del Patt, affrontando il tema dell’idroelettrico e dell’acqua come bene comune. I temi ci sono e sono tanti».
Quali saranno i prossimi passi?
«Ora ci sarà un incontro degli organi di partito per delineare le linee programmatiche. Successivamente inviteremo e convocheremo le forze oggetto dell’appello, in modo da trovarci e fare un ragionamento aperto, tranquillo e libero. Vedremo. Intanto mi dico soddisfatto del feedback ricevuto».
Campobase dice che vi dovete prima distanziare dal centrodestra, La Civica invece che si resta dentro a quel perimetro. Insomma pongono condizioni opposte per sedersi al tavolo…
«Me lo aspettavo, non poteva essere altrimenti. Io dico: troviamoci e facciamo un ragionamento tra partiti territoriali che venga prima del posizionamento. Se mi si chiede di staccarmi dal centrodestra, allora rispondo che anche l’altro dovrebbe staccarsi dal centrosinistra: non avrebbe senso. Dall’altra parte anche Gottardi dice, e lo capisco, che non si tratta di un terzo polo e che si resta nel centrodestra. Sono logiche che trovo riduttive, ma che comprendo, perché entrambi i partiti hanno una storia e un percorso specifici. Non vorrei che proprio questa storia diventasse un limite al dialogo».
Ultima cosa, Gerosa criticava la sua contrapposizione tra partiti territoriali e nazionali. Sottolineando che anche i secondi poi sono composti da politici del territorio. Cosa risponde?
«Per carità, non ho mai detto che il nostro ragionamento sia contro i partiti nazionali. È assolutamente vero che i partiti nazionali sono composti da persone del territorio. Il problema è che quando il partito prende una decisione a livello nazionale, questa viene poi ricalcata sul piano locale e difficilmente ci si discosta. Con i partiti territoriali, invece, la prospettiva è ribaltata, c’è una maggiore autonomia da questo punto di vista».