La testimonianza
domenica 21 Giugno, 2026
Morte di Adele Cobelli, Lorenzo Piffer: «Ho provato lo stesso dolore di quando se n’è andata mia figlia Sara»
di Massimiliano Moser
Il papà racconta: «Per noi genitori è una lama che ti passa attraverso e non se ne va più»
«È stato come riaprire una ferita dolorosissima e provare di nuovo lo stesso dolore di quando il medesimo destino era toccato a mia figlia». Così Lorenzo Piffer, padre di Sara, ha reagito alla morte di Adele Cobelli, quattordicenne promessa della mountain bike travolta e uccisa da un’auto a Pressano (Lavis), poco lontano da casa.
La figlia, Sara Piffer, 19enne di Palù di Giovo, perse la vita il 14 gennaio 2025 mentre si allenava nella zona di Mezzocorona insieme al fratello Christian, ventenne. Fu travolta da un signore alla guida di un furgone che stava facendo un sorpasso. Lo scorso aprile l’automobilista, un ex falegname di 72 anni di Mezzocorona, ha patteggiato due anni, pena che gli è stata sospesa. «Per noi genitori è una lama che ti passa attraverso e non se ne va più — dice Lorenzo Piffer – io, come purtroppo tanti altri padri, ci sono già passato e so cosa si prova: e quando ho saputo la notizia di Adele sono ripiombato in questo dolore, e mi sono subito immedesimato nei cari e nei genitori della quattordicenne».
Il padre e la madre di Adele, racconta lo stesso Piffer, frequentavano spesso le messe e le cerimonie in ricordo di Sara. «Io non li conosco molto bene a livello personale, ma ci siamo visti qualche volta perché erano i proprietari di un agritur nel quale andavo qualche volta a mangiare: tra l’altro, erano spesso presenti ogni volta che organizzavamo dei momenti di memoria per Sara — prosegue Piffer — In questi casi bisogna avere profondo rispetto, a nome di tutti i genitori che hanno perso una figlia o un figlio in questo modo terribile».
Dall’affetto e dalla commozione per quanto accaduto ieri nella frazione di Lavis, Lorenzo Piffer lancia però anche un segnale di emergenza per i troppo frequenti incidenti stradali negli ultimi anni. «In strada ci vuole rispetto per tutti — afferma — ma purtroppo troppo spesso accade che per una semplice distrazione vengano troncate giovani vite e distrutte intere famiglie. In queste dinamiche stradali il cosiddetto anello debole poi risulta sempre essere il ciclista: serve un totale cambio di rotta e, mi sento di dire, anche un netto cambiamento della cultura della sicurezza stradale».
La morte di Sara Piffer e quella di Matteo Lorenzi, due promesse del ciclismo, hanno scosso profondamente l’opinione pubblica. Dopo la loro scomparsa ogni anno si tiene una manifestazione sulla sicurezza in bici «Sulla buona strada», promossa da Federciclismo Trentino con Fiab, Legambiente, Uisp e molte altre associazioni.
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