La sentenza

domenica 14 Giugno, 2026

Iob è vittima del dovere, la famiglia avrà un risarcimento

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Per l'omicidio di Santa Giustina pagherà lo Stato perché Dallago è nullatenente

Fausto Iob, il custode forestale ucciso il 5 giugno 2022 e trovato morto nel lago di Santa Giustina, è stato dichiarato vittima del dovere dallo Stato. Per il suo omicidio è stato condannato a titolo definitivo il boscaiolo David Dallago. La condanna all’ergastolo è diventata irrevocabile dopo la sentenza della Cassazione del giugno 2025, che ha confermato i verdetti di primo e secondo grado. Oltre alla pena detentiva, Dallago era stato condannato a versare un risarcimento provvisionale di 210 mila euro totali: 60 mila euro per ciascuno dei due figli e di 40 mila euro per i fratelli, ma è risultato nullatenente.

Il riconoscimento
Ora, grazie al riconoscimento di vittima del dovere, i figli potranno ottenere un parziale ristoro economico per il sacrificio del padre. Questo status, oltre a certificare che il decesso è avvenuto nell’esercizio dei compiti istituzionali, prevede un indennizzo patrimoniale di almeno 200 mila euro e un assegno vitalizio di 500 euro al mese per ciascun figlio. Anche se l’iter burocratico si preannuncia complesso, dal momento che la vittima lavorava per il Comune di Predaia ed era nota per prendersi cura dell’orso del santuario di San Romedio, la tutela della famiglia è garantita. Il Comune non dispone a bilancio di una somma pari all’indennizzo di legge; pertanto, i legali dei figli – gli avvocati Paolo Mazzoni e Danilo Pezzi – presenteranno la relativa domanda al Ministero dell’Interno. A emettere il provvedimento è stato il capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Viminale. Rientrano nella categoria delle vittime del dovere gli appartenenti alle Forze di polizia, alle Forze armate, alla magistratura e, più in generale, i dipendenti pubblici deceduti o rimasti invalidi a causa di lesioni riportate in particolari condizioni operative. Il Ministero dell’Interno ha riconosciuto che Iob è stato ucciso nell’adempimento del proprio servizio a tutela dell’interesse pubblico, come sancito anche dalle motivazioni della Suprema Corte pubblicate nel novembre 2025.

La condanna
David Dallago era stato condannato una prima volta nel dicembre del 2023 dalla Corte d’assise di Trento, presieduta dalla giudice Claudia Miori. La decisione è stata confermata dalla Corte d’assise d’appello e infine, nel giugno del 2025, dalla Cassazione. Il boscaiolo è stato ritenuto colpevole di omicidio pluriaggravato e furto. Nel giugno del 2022 ha aggredito per vendetta la vittima, colpendola alla nuca con «almeno 18 colpi» inferti con un’arma contundente (forse un martello, mai ritrovato). Il forestale lo aveva sorpreso a rubare legname di proprietà del Comune di Sanzeno. Secondo l’accusa, l’imputato ha poi gettato il custode agonizzante nelle acque di Santa Giustina, causandone la morte per annegamento. A Dallago sono state riconosciute le aggravanti dei futili motivi e dell’aver agito contro un pubblico ufficiale.

Le motivazioni
La Corte di Cassazione, nelle motivazioni della sentenza, ha spiegato che il boscaiolo non ha ucciso Fausto Iob per il mero valore commerciale del legname sottratto (circa 400 euro), quanto piuttosto per il timore delle conseguenze legali. Temeva infatti pesanti ricadute sulle future commesse e sulla propria attività imprenditoriale, avviata da poco. Secondo gli ermellini, le piste alternative proposte dalla difesa del trentanovenne di Mollaro di Predaia sono prive di fondamento. Sul fronte del presunto movente economico della vittima, gli estratti conto e le indagini hanno escluso che Iob si trovasse in difficoltà finanziarie o avesse debiti. È stato scartato anche l’ipotetico movente passionale: nonostante i minuziosi accertamenti sulla vita privata del forestale, non è emerso alcuno specifico soggetto che avesse interesse a eliminarlo. I giudici hanno individuato ben sette gravi indizi di colpevolezza a carico di Dallago, giudicati solidi e concordanti nei tre gradi di giudizio. Il massimo della pena, inflitto in primo grado, ha retto fino all’ultimo verdetto, rendendo esecutiva anche la prima tranche di risarcimenti per i familiari della vittima, pari a 210 mila euro complessivi.