Ravina
sabato 13 Giugno, 2026
C’è (solo) un nuovo prete trentino: ordinato oggi fra Benedetto Moser, ma il suo ministero inizierà a Brescia
di Alberto Folgheraiter
Cresciuto tra Ravina e le Laste è frate nei carmelitani: ma nell'arcidiocesi di Trento nessun sacerdote novello
L’inverno demografico, nella diocesi di Trento si accompagna a uno strisciante gelo polare. Se non fosse per un religioso carmelitano di Ravina che oggi è ordinato sacerdote a Brescia, quest’anno non ci sarebbe alcun nuovo prete. Sono ormai fotografie in bianco e nero i gruppi di giovanotti con la tonaca che ogni anno, il 26 giugno, festa di S. Vigilio ricevevano da uno o più vescovi l’ordine sacro.
Nel 1941, anno in cui fu ordinato don Guido Avi, più conosciuto come don «Torta», il prete più anziano della diocesi, 108 anni compiuti, essendo nato il 14 febbraio 1918, i preti novelli erano 16. Inutile sottolineare che di quella pattuglia, don «Torta» è l’unico sopravvissuto. Nel 1942 furono consacrati preti diocesani in 22, saliti a 30 l’anno seguente, 24 nell’anno della conclusione della seconda guerra mondiale. Furono 18 i nuovi preti, nel 1950. Di questi è vivente don Elio Sommavilla, 99 anni, già docente di geologia all’università di Ferrara, a lungo missionario in Africa, fondatore di «Water for life» (Acqua per la vita) l’associazione che opera da più di 60 anni in Somalia. Nel 1952 non vi fu alcuna ordinazione in diocesi a Trento poiché in Seminario era stato introdotto il V. anno di studi in Teologia. Il picco di 36 nuovi preti si ebbe nel 1956; furono 24 nel 1966 per poi calare drasticamente. Negli ultimi trent’anni, salvo qualche eccezione, a Trento non si sono mai avute più di due o tre ordinazioni di preti diocesani.
Ecco perché fa notizia la decisione di un trentenne di Ravina di farsi frate nell’ordine Carmelitano e che oggi sarà ordinato dal vescovo di Brescia (assieme ad altri tre religiosi e quattro seminaristi diocesani lombardi). In religione ha preso il nome di Benedetto, ma la sua è una vocazione adulta. Nel senso che prima di entrare nell’ordine «della Beata Vergine del monte Carmelo» ha frequentato tre anni la facoltà di economia dell’università degli studi di Trento.
Perché ha deciso di farsi carmelitano? «La mia è una famiglia di fede e ho sempre frequentato la comunità dei padri Carmelitani alle Laste. Fin da giovane ho fatto parte di quella “famiglia delle famiglie” che è il MEC, il Movimento Ecclesiale Carmelitano. La scelta definitiva è maturata dopo un incontro con Chiara Amirante, la fondatrice di Nuovi Orizzonti. Nel noviziato (il percorso di avvicinamento al sacerdozio) ho scelto il nome di fra Benedetto dell’Incarnazione». Il religioso di Ravina, che di cognome è Moser, oltre ai genitori ha un fratello e una sorella. Dopo l’ordinazione a Brescia, dirà la prima messa domani, alle 11.30, nel santuario delle Laste dove è maturata la sua vocazione religiosa.
L’ordine dei Carmelitani ha origine nel XII secolo, in Palestina, con alcuni laici si erano ritirati sul monte Carmelo per vivere da eremiti. La regola dell’Ordine fu adottata nel 1214. Tre secoli dopo fu attuata una riforma (1562) introdotta nel monastero spagnolo di Avila da S. Teresa di Gesù e che fu estesa, sei anni dopo, al ramo maschile dell’ordine. Oltre ai Carmelitani «calzati», alla fine del XVI secolo fu riconosciuto il ramo dei Carmelitani «scalzi».
A Trento, la loro presenza arrivò a metà del XVII secolo, propiziata da Mattia Galasso, il generale dei Lanzichenecchi che guidò il sacco di Mantova. A Trento, dove era nato, il Galasso comprò dai banchieri Fugger di Augusta il palazzo che porta il suo nome ma che i trentini chiamano «Palazzo del Diavolo». E poiché il Galasso temeva di finire all’inferno per le proprie malefatte, pensò bene di finanziare i Carmelitani che intendevano fabbricare un convento a Trento ma che gli altri ordini medicanti non volevano poiché ne temevano la concorrenza.
Oggi questo problema non sussiste. Tutti gli ordini religiosi si sono assottigliati. In questi ultimi anni, frati e monache ormai avanti con gli anni, hanno dovuto lasciare i conventi e gli Istituti religiosi, per ritirarsi in alcuni centri trasformati in case di riposo. I Carmelitani della Provincia Veneta, della quale fa parte anche la struttura delle Laste, sono una sessantina. Fra Benedetto Moser da Ravina non sa ancora dove sarà destinato. Intanto, oggi e domani, per lui si farà festa.