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domenica 31 Maggio, 2026

Autismo, scoperta dell’IIT di Rovereto: individuati due sottotipi biologici grazie alle connessioni cerebrali

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Lo studio internazionale apre la strada alla medicina di precisione: mappate le varianti «iperconnessa» e «ipoconnessa» analizzando le scansioni cerebrali di quasi mille bambini e giovani adulti

Un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia a Rovereto e dal Child Mind Institute a New York, con la collaborazione dell’Università di Trento, ha dimostrato che è possibile individuare almeno due sottotipi distinti di autismo, sulla base del numero e della tipologia delle connessioni tra aree del cervello. Nel tipo «iperconesso» le aree del cervello comunicano più del normale, mentre nel tipo «ipoconesso» la comunicazione tra aree del cervello è ridotta. Lo studio si propone di contribuire allo sviluppo di metodi per cure e supporti precisi e personalizzati dell’autismo.

Lo studio, inoltre, rappresenta il primo sforzo sistematico volto a decodificare le strutture cerebrali evidenziate dalla risonanza magnetica funzionale (fMRI) nell’essere umano, riconducendoli ai loro meccanismi molecolari, attraverso l’osservazione dei modelli murini. Il collegamento tra i modelli di connettività cerebrali a specifici percorsi biologici offre, inoltre, un’importante base per lo sviluppo in futuro di approcci di medicina di precisione.

Il gruppo di ricerca ha analizzato la connettività funzionale in 20 modelli murini e le scansioni cerebrali di 940 bambini e giovani adulti con autismo, confrontandole con quelle di oltre 1.000 individui neurotipici. I risultati hanno rivelato due sottotipi riproducibili di autismo: uno caratterizzato da una ridotta connettività cerebrale (ipoconnettività) associata a percorsi sinaptici, e l’altro da una maggiore connettività (iperconnettività) collegata al sistema immunitario. Nel complesso, questi sottotipi hanno rappresentato circa il 25% degli individui con autismo esaminati nello studio. «Per decenni abbiamo osservato un’enorme variabilità nel modo in cui l’autismo si manifesta, ma ci mancavano prove dirette che queste differenze riflettessero una distinta biologia sottostante», ha dichiarato il dottor Alessandro Gozzi dell’Istituto Italiano di Tecnologia. «Il nostro approccio ci ha permesso di isolare specifici fattori genetici e immunitari e, traducendo queste caratteristiche nelle scansioni cerebrali umane, abbiamo mostrato che differenti modelli di connettività corrispondono a diversi percorsi meccanicistici alla base dell’autismo».