venerdì 29 Maggio, 2026
Disparità salariale in Trentino: donne pagate il 15,4% in meno degli uomini. E ildivario peggiora con l’aumentare dell’età
di Daniele Benfanti
Il «gender pay gap» nel settore privato: per ogni euro guadagnato da un lavoratore, una collega riceve 85 centesimi
Si può guardare il bicchiere mezzo pieno o quello mezzo vuoto. Il «gender pay gap» in Trentino, ovvero il differenziale retributivo tra genere maschile e femminile nel settore privato, è stabile: nel 2024, ultimo dato disponibile nelle rilevazioni Ispat (Istituto provinciale di statistica) è stato del 15,4%, a fronte del 15,5% del 2023. Nel 2022 il valore era del 15,7%. Dieci anni fa si viaggiava su percentuali tra il 16 e 17%, quindi un piccolo passo avanti, sul medio periodo, è stato fatto. Il dato Trentino è migliore del risultato complessivo del Nord Est (16,7%) ma peggiore della media nazionale (12,4%). In sostanza, se la retribuzione media giornaliera di un lavoratore in Trentino è di 119,3 euro, quella di una lavoratrice arriva a 100,9 euro. Anche in Trentino si conferma la tendenza a veder aumentare la disparità retributiva all’incremento progressivo della partecipazione delle donne al mondo del lavoro. Ecco spiegato perché la media nazionale è migliore del dato trentino e molte regioni dell’Italia meridionale abbiano disparità retributive minori. Perché al Sud tendono a partecipare al mercato del lavoro generalmente le donne con un più alto tasso di istruzione, mentre al Nord e in Trentino in particolare, le donne tendono a lavorare a prescindere dal titolo di studio e quindi anche in settori economici a basso valore aggiunto o con molte posizioni part-time.
La partecipazione al lavoro In Trentino lavorano quasi 66 donne su cento (il 65,8%). Mentre rispetto al complesso dei lavoratori, il 31,9% dei dipendenti in Trentino appartiene al genere femminile. Se il differenziale retributivo nel privato per il lavoro a tempo pieno è del 15,4% (ovvero, ogni euro guadagnato da un uomo, una donna guadagna 85 centesimi), se si restringe il campo all’analisi del dato relativo al tempo parziale (part-time), l’indice di disparità retributiva si colloca all’8,8%, dato stabile rispetto al 2023, con un visibile livellamento delle differenze di retribuzione tra uomini e donne. Differenza compresa nel divario tra 60 e 65,8.
Il divario di carriera
Il ritardo dei salari femminili cresce al crescere dell’età delle lavoratrici. All’ingresso nel mondo lavorativo le retribuzioni sono più omogenee e standardizzate: il differenziale salariale è ancora contenuto: il 6,6% nella fascia d’età degli under 19, dato che sale al 10,4% per la forbice d’età 20-34 anni. Nella fascia 40-44 anni il «gap» sale al 14,4%, che diventa un 17% pieno salendo agli over 50. Il valore più alto, 28,1%, è toccato nella classe d’età superiore ai 65 anni. Il picco di retribuzione per le donne è raggiunto tra i 55 e i 59 anni, mentre nelle ultime fases lavorative della vita si registra un calo.
L’eccezione e la regola
C’è puntuale l’eccezione che conferma la regola: in un settore di nicchia come l’industria estrattiva, in cui l’occupazione femminile supera di poco il 6%, sono le donne a vantare le migliori retribuzioni, con un «gender pay gap» a favore del 2,5%. Conseguenza della presenza delle donne in ruoli apicali, mentre gli uomini rappresentano una forte base di manodopera.
I settori più penalizzati
Se la media provinciale del gender pay gap tra uomini e donne a tempo pieno nel privato è del 15,4%, si sale al 26,6% nel settore delle attività finanziarie e assicurative. Divario ben sopra la media anche nei settori artistico, dell’intrattenimento, immobiliare, nelle attività professionali, con valori sempre superiori al 20%. Leggendo i dati si può rilevare come siano i settori caratterizzati da una maggiore flessibilità e da maggiore presenza femminile quelli in cui le donne scontano un divario retributivo maggiore.
Impiegate «in ritardo»
Il differenziale retributivo, se si passa a considerare le qualifiche dei dipendenti, raggiunge il valore più alto tra gli impiegati: le impiegate guadagnano in media il 20% in meno rispetto ai colleghi maschi. Tra gli operai si scende al 18,4%. Tra i dirigenti al 17,3 (mentre per i quadri al 13,2). Nei lavori più stabili, a tempo indeterminato, il divario retributivo di genere si amplia.
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