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martedì 26 Maggio, 2026

Alto Adige: genetica e intelligenza artificiale per salvare il gallo cedrone. L’Eurac per la prima volta la sua presenza

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Raccolti 300 campioni di DNA grazie al progetto coordinato da Eurac Research: l'obiettivo è mappare le popolazioni e proteggere l'habitat della "specie ombrello" subalpina

Con la conclusione della spettacolare stagione degli amori e dei corteggiamenti, entra nel vivo una delle più importanti operazioni scientifiche di monitoraggio faunistico in Alto Adige. Sono circa 300 i campioni di escrementi e piume di alta qualità raccolti in modo capillare su tutto il territorio provinciale. Si tratta della prima fase operativa di “Focus gallo cedrone”, un progetto di ricerca d’avanguardia coordinato da Eurac Research che unisce scienza, innovazione tecnologica e una fitta rete di esperti sul campo per proteggere uno degli uccelli più suggestivi, schivi e minacciati della regione alpina.

La raccolta dei campioni biologici è il frutto di una stretta collaborazione a livello provinciale nata ufficialmente nel dicembre 2025, in occasione di un corso di formazione che ha riunito a Bolzano oltre 100 esperti del settore forestale e venatorio. Sotto il coordinamento dell’Ufficio provinciale per la gestione della fauna selvatica, le stazioni forestali, i guardiacaccia e gli esperti locali hanno setacciato i boschi altoatesini per recuperare le tracce biologiche del volatile.

Attualmente, i campioni sono custoditi in speciali celle frigorifere a Bolzano per preservarne intatto il patrimonio genetico, che a breve sarà sottoposto ad analisi di laboratorio. «Per la tutela a lungo termine del gallo cedrone non basta sapere dove è presente la specie. Dobbiamo anche capire se le singole popolazioni sono ancora in contatto tra loro. Se una popolazione non è più in contatto con le altre e si impoverisce geneticamente, è destinata a scomparire» spiega Benjamin Kostner, ecologo della fauna selvatica presso Eurac Research e coordinatore del progetto.

Il gallo cedrone è oggi in forte pericolo in tutta l’area alpina. Questo maestoso volatile necessita di habitat molto specifici: boschi di conifere radi, con alberi di diverse altezze e un ricco sottobosco di mirtilli. Tuttavia, l’infittimento delle foreste, la frammentazione causata da piste da sci e infrastrutture, i disturbi legati alle attività ricreative (come scialpinismo e mountain bike) e i cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova la sua sopravvivenza.

Proteggerlo, però, significa proteggere l’intero ecosistema. Il gallo cedrone è infatti una cosiddetta «specie ombrello»: le misure di tutela e i piani di gestione silvicola pensati per il suo habitat generano un effetto a cascata positivo, portando benefici a catena a molte altre specie animali della foresta subalpina, tra cui picchi, gufi e numerose varietà di insetti.

Tra i primi traguardi del progetto c’è anche l’aggiornamento completo della mappa di distribuzione della specie in Alto Adige, un documento fondamentale che non veniva rielaborato dal lontano 2014 e che rischiava di perdere il prezioso bagaglio di conoscenze empiriche dei guardaboschi locali.

Il progetto “Focus gallo cedrone” (iniziato ad aprile 2025 e finanziato fino a ottobre 2027) non si limita alla genetica. Per monitorare gli animali senza causare disturbi nei delicati luoghi di corteggiamento, i ricercatori hanno installato dei registratori audio ambientali.

Le centinaia di ore di registrazioni bioacustiche accumulate non verranno ascoltate manualmente: saranno analizzate da algoritmi di intelligenza artificiale. I software sono in grado di setacciare i file audio in pochissimi minuti, riconoscendo i richiami e i pattern sonori tipici del gallo cedrone. Questo consentirà di stimare la presenza dei maschi riproduttori in modo efficiente, sostenibile e soprattutto non invasivo.

I dati scientifici, i modelli digitali dell’habitat e le conoscenze dei forestali serviranno a definire le linee guida per il futuro della silvicoltura in Alto Adige: l’obiettivo finale è sviluppare soluzioni concrete per continuare a gestire ed economizzare le foreste trentine e altoatesine, senza compromettere (anzi, valorizzando) i preziosi spazi vitali della biodiversità alpina.