Il dibattito

domenica 24 Maggio, 2026

La globalizzazione che cambia, nel dialogo tra Sabino Cassese e Paolo Benanti, tra imperi digitali, intelligenza artificiale e Big Tech

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Il giudice emerito della Corte Costituzionale e il docente della Luiss hanno discusso della mutazione dell'ordine mondiale alla luce dello strapotere delle grandi imprese tecnologiche
Cassese Benati Salvioli

Uno dei temi più importanti degli ultimi anni è quello degli imperi digitali. Le imprese più importanti operanti nel settore, tutte nate negli ultimi decenni, hanno infatti concentrato un grandissimo potere che sfugge ai confini – e alle giurisdizioni – nazionali. L’ultima ondata tecnologica, ovverosia quella dell’intelligenza artificiale, non ha cambiato lo scenario. Anzi, lo ha amplificato.

Di tutto questo si è parlato nell’incontro tenutosi presso il Teatro Sociale di Trento all’interno della cornice del Festival dell’Economia, in un evento – che ha registrato il tutto esaurito – che ha visto come ospiti Paolo Benanti, presidente del comitato per l’intelligenza artificiale presso il dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio dei Ministri; e Sabino Cassese, giurista, professore emerito della scuola normale superiore di Pisa; moderati dal giornalista de Il Sole 24 Ore Luca Salvioli.

Gli imperi digitali, la vecchia e la nuova globalizzazione” il titolo dell’incontro, una sintesi di due concezioni e manifestazioni diverse della globalizzazione. A sottolineare il punto è stato Sabino Cassese: “La globalizzazione di oggi è totalmente diversa da quella a cui eravamo abituati. Il paradigma del 1945 era quello che vedeva protagonisti gli Stati, che nella loro cooperazione hanno messo in piedi l’Onu. L’idea era quella di una struttura pubblica che si impone sulle attività private”, ha spiegato l’insigne giurista. “Oggi sta avvenendo l’opposto. Le grandi piattaforme digitali nascono sovranazionali, senza partizioni territoriali, e si autoregolano. Tutto ciò crea una sorta di zona grigia. Ne è un esempio lampante la delegazione che Donald Trump ha portato con sé nell’incontro con Xi Jinping: erano presenti circa quaranta persone che rappresentavano il mondo economico privato, di cui il 70% era composto da amministratori delle grandi piattaforme digitali”.

Le ricadute pratiche sono numerose e, talvolta, eclatanti. Ne ha portato un esempio Paolo Benanti: “Il giudice della Corte penale internazionale dell’Aia, Nicolas Guillou, ad agosto 2025 ha ricevuto un fascicolo di accuse contro Netanyahu per crimini di guerra e, come da suo dovere d’ufficio, ha proceduto a iscrivere l’indagato nell’apposito registro”, ha raccontato Benanti, proseguendo poi nella disamina dell’episodio: “Il giorno dopo Donald Trump ha dichiarato che il giudice in questione era un terrorista, inserendolo nella lista dei criminali internazionali. Le compagnie tecnologiche si sono adeguate alle posizioni del presidente, impedendo al giudice di accedere ai servizi digitali più disparati: non poteva più accedere alle email, non poteva più comprare un biglietto aereo, non poteva accedere a una grande parte dei servizi bancari”.

Un aneddoto che evidenzia – secondo Benanti – una triste realtà: “La divisione dei poteri, ideata da Montesquieu, è oggi caduta”.

Ha proseguito il discorso Cassese: “Il caso del giudice della corte penale internazionale ci spiega due cose importanti. La prima è che la partizione tra diritto pubblico e privato è caduta, creando una situazione ibrida in cui una decisione presa da un’autorità pubblica, ossia il presidente degli Stati Uniti, viene eseguita da soggetti privati, nel caso di specie le grandi piattaforme digitali. La seconda è che anche la distinzione tra nazionale e globale è crollata: una decisione nazionale può oggi avere una proiezione internazionale, tanto da colpire un soggetto di nazionalità francese, che opera in un tribunale internazionale che ha sede in Olanda”.

A impressionare è anche la velocità con cui si è affermato questo nuovo paradigma. “Gli Stati Uniti hanno più di duecento anni di storia, la Cina duemila. Questi Stati si sono formati in secoli di storia. Le Big Tech, invece, hanno alle spalle al massimo una trentina d’anni di vita, ma hanno raggiunto una potenza economica incredibile”, ha proseguito Cassese. “La valorizzazione di borsa di tante imprese è superiore al Pil di tanti Paesi”.

Quali possono essere le strade, anzitutto normative, da intraprendere? A rispondere è stato il giudice emerito della Corte costituzionale: “Una prima soluzione, intermedia, può essere quella già sperimentata dell’Icann, una sorta di organizzazione corporativa a livello mondiale, in cui i regolati stabiliscono delle regole dopo una discussione tra stakeholders. In tale formula le contraddizioni rimangono, ma può essere comunque una via”, le parole di Cassese. “L’altra strada è quella di ritornare alla globalizzazione del passato, ripensando anche all’idea di uno Stato mondiale. Era questo ciò che avrebbe dovuto essere l’Onu”.