L'editoriale
sabato 16 Maggio, 2026
Il pasticciaccio del calcio
di Lorenzo Fabiano
Non ci voleva certo un genio della lampada per prevedere che la simultaneità fra la finale degli Internazionali di tennis e il derby Lazio-Roma potesse creare grossi problemi di ordine pubblico nella Capitale. Eppure, nessuno ci ha pensato.
Il pasticciaccio brutto, l’ennesimo del nostro calcio. L’ultimo, di una serie infinita che infila più episodi della «Casa di carta», il derby della Capitale. Programmato per domenica con le fettuccine in tavola per il pranzo, la Prefettura di Roma lo aveva spostato al lunedì sera, quando a tavola per riprenderti dalle scorie del weekend ti ritroverai con la zuppetta, salvo poi fare marcia indietro dopo un grottesco tiramolla. È finita, quindi, che alla fine han vinto le fettuccine. Ma, apriti cielo: polemiche cacofoniche, con la Lega di Serie A che addirittura ha fatto ricorso al Tar del Lazio, ovvero il banco del mutuo soccorso della giustizia italiana. Si sa, l’Italia è una Repubblica fondata sull’insindacabile giudizio del Tar del Lazio, ma qui siamo davvero saliti sul palco del teatro dell’assurdo.
Senza che nessuno provvedesse a correggerlo, l’algoritmo, ormai il cervello lo abbiamo consegnato a un chip, ha messo in calendario il derby di Roma nello stesso giorno della finale degli Internazionali d’Italia di tennis che si gioca a trecento metri nello stesso complesso sotto Monte Mario e la cui data è fissata almeno da un anno («Il calendario della Serie A deve averlo fatto con i piedi un deficiente», ha stigmatizzato con la consueta dolcezza il presidente della Federtennis Angelo Binaghi); finale, speriamo, che potrebbe incoronare, col presidente della Repubblica Mattarella presente in tribuna, un nostro tennista (Sinner) cinquant’anni dopo Adriano Panatta, che nel 1976 battendo Guillermo Vilas divenne l’Ottavo Re di Roma. Se aggiungiamo che al Foro Italico gli Internazionali d’Italia stanno incassando il pieno di pubblico, abbondantemente sfondato il muro delle 400.000 presenze (nonostante il caro-biglietti), non ci voleva certo un genio della lampada per prevedere che la simultaneità col derby tra Lazio e Roma potesse creare grossi problemi di ordine pubblico.
Possibile che nessuno ci abbia pensato? Evidentemente no, nessuno ci ha pensato. Di fronte al diniego della Prefettura, quelli della Lega Serie A non sazi di brutte figure, il presidente Simonelli in testa, hanno pensato bene di presentare ricorso al Tar per far disputare Lazio-Roma, e le altre quattro partite con in ballo la qualificazione alla prossima Champions, la domenica a pranzo; hanno altresì offerto la disponibilità di anticiparle di mezzora, a mezzogiorno in punto (chiedendo al tennis di posticipare a sua volta la finale di un’altra mezzora, dalle 17 alle 17.30: picche, ha risposto il sempre dolcissimo Binaghi). Questione di salomoniche mezzorette, una di qua e una di là, insomma. Sai che concessione. Quando il Tar ha indossato i panni di Ponzio Pilato demandando tutto all’Avvocatura di Stato (l’Italia è anche una Repubblica fondata sullo scaricabarile), la Prefettura di Roma ha alzato bandiera bianca e acceso semaforo verde per il derby alla domenica a mezzogiorno.
Fine di una telenovela in cui ne abbiamo viste e sentite così tante che neanche il Mago Forest. Simonelli si era persino spinto a ergersi protettore dei tifosi: «Non facciamo un torto a 300.000 tifosi che hanno visto la loro partita importante per la Champions spostata da un giorno festivo a uno lavorativo» ha detto, dimenticando che la coda del Monday Night se la sono inventata proprio quelli che lo hanno messo lì. Parole campate per aria e consegnate al vento dal presidente di un organismo che la passione dei tifosi in questi anni l’ha fatta a polpette. Per dare un’idea, è come se, più o meno, Dracula si dichiarasse protettore degli anemici. Sebbene fosse stata abbondantemente oltrepassata la sottile linea rossa del senso del ridicolo, la faccenda non solo non era finita qua ma si era ingarbugliata ulteriormente. La Roma ha emesso un comunicato per giocare la domenica, i suoi ultrà hanno fatto sapere che se si fosse giocato il lunedì sera loro in Curva Sud non sarebbero entrati. Con ogni probabilità, col risultato che se ne sarebbero rimasti fuori a mettere a ferro e fuoco il quartiere dello stadio Olimpico e a menarsi di brutto con i loro compari laziali della Curva Nord (oltre che sul Tar del Lazio e lo scaricabarile, in un livello del dibattito politico precipitato alla stregua di uno scontro fra ultrà, l’Italia è anche una Repubblica fondata sulle Curve) che a loro volta al derby non andranno comunque: per protesta, visto che da tempo disertano lo stadio in aperta contestazione a Lotito. A quel punto, ci si è messo pure l’allenatore biancoceleste Maurizio Sarri che ha annunciato il suo «niet» qualora si fosse giocato la domenica a mezzogiorno: «A pranzo non mi presento, Lotito ritiri la squadra» ha detto incacchiato nero. Ora, vedremo che farà domenica: panchina all’Olimpico o fettuccine a casa? This is the question.
Insomma sì, davvero un pasticciaccio brutto. Liquidato da «Il Romanista», quotidiano sponda giallorossa, con un titolo in prima pagina che è la perfetta sintesi dell’ironia capitolina: «Quanno ve pare». Sulla terra rossa del Foro, intanto, il tennis offre due settimane di puro spettacolo; sulla scia dei successi di Sinner e compagnia cantante la racchetta entusiasma gli italiani allargando sempre più il suo bacino di seguaci (in tivù il sorpasso della pallina sul pallone c’è già stato, e nel 2024 SuperTennis è stato il canale monosportivo con gli ascolti più alti in Italia) e di praticanti (6,2 milioni tra tennis e padel). Dati che fanno arrossire e rosicare un pallone sempre più sgonfio sia in campo che fuori.
La metafora? Surreale, ma è successo davvero. Mercoledì sera, il match tra Darderi e Jodar, trasformatosi in una tennismachia protrattasi nel catino del Foro fino a notte fonda, è stato sospeso per mezzora (a ridaje le mezzore) a causa dei fumogeni che arrivavano dallo stadio Olimpico dove l’Inter festeggiava la conquista della Coppa Italia. Sorvoliamo sull’altra genialata di programmare la finale durante gli Internazionali di tennis, ma sembrava quasi che il calcio in un sussulto a petto gonfio volesse dire «scansatevi, ci siamo noi». Non va ovviamente così, ma semmai al contrario: piuttosto, sono oggi gli appassionati di sport, quelli veri e autentici, ad averne le scatole piene e alzare la voce per dire ai signori che governano il calcio «scansatevi voi». Quanno ve pare, ma scansatevi voi. In effetti, se non ora, quando?