Cronaca

venerdì 8 Maggio, 2026

Rapina a Gallizioli, due rapinatori tornano a casa dopo il patteggiamento

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L'imprenditore era stato sequestrato per quattro ore, minacciato con pistola e coltello e derubato di soldi, orologi e gioielli

Dopo sette mesi, tornano a casa, due dei tre rapinatori del colpo a casa di Eugenio Gallizioli. Si tratta dei due residenti a Trento che hanno già patteggiato la pena con l’assistenza degli avvocati Armando Rizza e Marco Marcelli, mentre il terzo ha scelto di andare a processo e resta in carcere.

Gallizioli venne sequestrato per quattro ore, minacciato con pistola e coltello e derubato di 302mila euro in contanti, sette orologi molto costosi come Rolex e Omega e vari gioielli in oro (bottino mai più trovato). I due avevano patteggiato una pena di quattro anni, due mesi e 1200 euro di multa ciascuno, con confisca di quanto sequestrato nel corso delle indagini, e cioè 2mila euro circa, cellulari e un orologio da polso. Il loro legale poi aveva chiesto la modifica della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari. Il giudice lo ha concesso, ma a condizione che venissero dotati di cavigliere elettroniche di sorveglianza. I dispositivi non erano subito disponibili, ma nei giorni scorsi sono arrivati e i due sono potuti tornare a casa. Quando la pena diventerà definitiva, però, dovranno scontare in carcere l’ultimo residuo di pena che resterà.

I due, entrambi cittadini albanesi sono Arsild Memaj, 21 anni, che era in carcere al San Vittore di Milano, e Klodjan Cesku, 32, che era recluso a Spini di Gardolo. I loro rispettivi avvocati, Amedeo Rizza e Marco Marcelli, ieri hanno sollecitato al giudice la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. «Ho sbagliato, ammetto le mie responsabilità, quanto mi viene contestato», avevano confessato per iscritto i due, facenti parte del gruppo che hanno messo a segno la rapina alle prime ore dell’8 ottobre scorso nella villa di via Valzolgher, alla presenza del padrone di casa che non aveva voluto fornire il codice di apertura della cassaforte. Da quanto emerso la Golf usata per gli spostamenti della banda era della ex compagna di Cesku: per avvicinarsi alla villa della vittima, per scappare dopo la rapina, una volta abbandonata l’auto di Gallizioli, ancora per andare a Milano due giorni prima del colpo e per tornarci una volta ultimato. Raggiungendo poi la Puglia. Memaj invece quella notte, con un secondo uomo del gruppo, avrebbe lasciato casa di Gallizioli per raggiungere con la Skoda dello stesso imprenditore il cantiere edile di Martignano dove lavorava come operaio (Cesku era un ex dipendente). Lì avrebbero rubato la mola a disco usata per sventrare la cassaforte e svuotarla di soldi e preziosi. Al rapinato i due imputati hanno offerto 7500 euro cadauno: briciole rispetto ai 400mila euro di danni chiesti dal 72enne, che, rappresentato dall’avvocato Andrea de Bertolini, è costituito parte civile.

Lo stesso giudice Borrelli ha invece disposto il rinvio a giudizio per il terzo imputato, anche questo in carcere su ordinanza dal primo novembre scorso. Il processo dibattimentale si aprirà per lui a luglio. Si tratta di Marjan Ndrekaj, 44enne di Cassano delle Murge (Bari), in cella a Montorio Veronese, considerato il capo della banda anche per i suoi precedenti specifici, l’unico che avrebbe parlato a Gallizioli durante il colpo (stralciata la posizione del quarto uomo, suo cugino, indagato in stato di libertà, anche lui sei mesi fa raggiunto dai carabinieri di Trento mentre era a Gardaland con la famiglia).