Cronaca

venerdì 17 Aprile, 2026

Gallizioli dopo il patteggiamento dei due rapinatori: «Non mi hanno restituito nulla. È stato un incubo, non auguro a nessuno quanto mi è successo»

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L'episodio l'8 ottobre scorso: si dovranno fare due anni di carcere a testa

«Ringrazio nuovamente le forze dell’ordine per il lavoro svolto. Prendo atto dell’esito dell’udienza e del fatto che gli imputati in alcun modo hanno favorito la restituzione di quanto sottratto, per me di grande valore affettivo».

Questo l’unico commento da parte della vittima, Eugenio Gallizioli — assistito dall’avvocato Andrea de Bertolini — dopo essere stato informato della ratifica dei due patteggiamenti e del rinvio a giudizio. In effetti nessuno dei tre cittadini albanesi finiti in carcere ha collaborato con gli inquirenti per far trovare, o quanto meno per riferire che fine avessero fatto soldi, orologi e gioielli arraffati nella villa dell’imprenditore, gran parte di questi ricordi di famiglia a cui il proprietario era molto legato. Quella notte dell’8 ottobre è un incubo che torna spesso per l’imprenditore del tessile e re dei piumini di Trento: era stato sorpreso nel sonno da sconosciuti che gli erano entrati in casa con armi e passamontagna calato in viso, trattenuto per le gambe e le braccia e immobilizzato sul letto dai malviventi, che prima gli hanno puntato una pistola alla tempia e dopo un coltello alla gola. Immagini terribili che la memoria non cancella. E c’è prostrazione psico-fisica.

«Una vicenda, questa, che per me è stata particolarmente traumatica e che ha lasciato i segni. Segni indelebili — sospira il 72enne — Quello che mi è accaduto è qualcosa che non auguro a nessuno, davvero».