Trento Film Festival
lunedì 27 Aprile, 2026
VisTi per voi. Land of Canaan di Maggie Lemere: «La coltivazione di ulivi come forma di resistenza in Cisgiordania»
di Katia Dell'Eva
La regista confeziona un film che, partendo dalla crisi del raccolto e dal ritorno di un imprenditore palestinese-americano, finisce per raccontare una mobilitazione collettiva
Cuore della sezione Terre Alte del Trento Film Festival, il documentario Land of Canaan di Maggie Lemere, ambientato in Cisgiordania, segue la vita dei coltivatori palestinesi di ulivi. La regista, documentarista e giornalista statunitense con un background legato ai diritti umani e alle migrazioni e nota per un approccio fortemente immersivo, confeziona un film che, partendo dalla crisi del raccolto e dal ritorno di un imprenditore palestinese-americano, finisce per raccontare una mobilitazione collettiva che mira a preservare non solo un’economia agricola, ma un intero patrimonio culturale.
Calata nel contesto politico di una terra palestinese che, generazione dopo generazione, viene erosa dall’espansionismo israeliano, la coltivazione diventa così una forma di resistenza e affermazione di presenza: pianto un seme oggi, seguendo i dettami dei miei avi, affinché a vederlo crescere, nonostante le difficoltà, siano i miei figli e i miei nipoti. Muovendo da questo “ostinato” ideale, Land of Canaan costruisce così un ritratto di una Palestina rurale (e verdissima) lontana dalle narrazioni esclusivamente conflittuali a cui i media ci sottopongono, concentrandosi piuttosto sulla vita quotidiana dei protagonisti e sul loro legame profondo con la terra. Gli ulivi diventano il centro simbolico del racconto: elementi vivi, quasi “amici” in carne ed ossa, che rappresentano continuità, identità, resistenza. Tra le note migliori del film, il suo continuo alternare l’osservazione diretta a momenti più poetici, con inserti d’archivio e sezioni visivamente sospese, tutte racchiuse in un riquadro nero. Tra le meno positive, la tendenza a sconfinare in una dimensione rurale pacifica e serena, fin troppo mitizzata.
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