Alto Garda

lunedì 27 Aprile, 2026

Ciclovia del Garda, costi alle stelle: ora la stima è di 95 milioni, un anno fa erano 79

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Gli ambientalisti premono per lo stop all’opera in Trentino: «Il danno economico per gli indennizzi alle ditte sarebbe insignificante»

Costi ancora in salita per la realizzazione del tratto trentino (Riva – Limone) della Ciclovia del Garda che passa dai preventivati 79 milioni e 101 mila euro (e spicci) del 2025 ai 95 milioni 439 mila euro (e spicci) dell’ultimo aggiornamento. Questo quanto riporta con tanto di numeri alla mano il Coordinamento interregionale per la tutela del Garda che torna a chiedere l’immediata soppressione del progetto anche a costo di dover pagare le more alle ditte operanti, cifre, queste ultime, ben minori rispetto all’ammontare totale. «È prevista una spesa di 95.439.045 euro per 5,5 km – spiegano dal Coordinamento – ancora con alcuni tratti non progettualizzati. Ossia oltre 17 mila euro al metro».

Per meglio comprendere l’ordine di grandezza, la media per la realizzazione di una ciclabile standard e di circa 350 euro al metro lineare. «L’importo totale – continuano – dovrà senz’altro aumentare, mancando, oltre a 2 tratti, le progettazioni esecutive, i costi delle varianti, le opere di difesa sulle UF2 e UF3.4.2 e gli (im)previsti geologici. Di questi 5,5 km circa – tornano a spiegare dal Coordinamento – 1,5 km è stato realizzato (Riva-Sperone), 1,3 km sono in esecuzione ma con necessità di variante (confine- galleria Titani sud), 928 metri (galleria Titani) sono in attesa di appalto, 2 tratti per 1,5 km in progettazione (definitiva e preliminare)».

Le rimostranze del Coordinamento non sono nuove e vengono ribadite per l’ennesima volta chiedendo la soppressione dell’anello nel tratto trentino reputato il più «pregiato in termini di paesaggio e ambienti naturali, e il più critico geologicamente». Al posto dell’anello ciclabile si vuole spingere per la navigazione su battelli elettrici «come succede sui laghi e sui grandi fiumi dell’Europa centrale e del nord. Ora è il momento limite – spiegano -. C’è l’evidenza di un gravissimo scempio e del completo mancato controllo economico dell’intervento. Chiediamo a gran voce che i lavori si fermino. L’opera in sé non ha alcuna validità pubblica e funzionale. Anzi, sarà pericolosissima per i ciclisti costretti a riversarsi sulla gardesana, per i pedoni che dovranno convivere sulla passerella con i ciclisti e per gli automobilisti che subiranno un ulteriore congestionamento della Gardesana occidentale».

Fenomeni che già ora vengono registrati e che vedono intensificare la presenza di cicli sulla gardesana. «Fermarsi ora – insiste il Coordinamento – permetterebbe la salvaguardia della parte più bella delle falesie e il danno economico per indennizzi alle ditte appaltatrici sarebbe insignificante in confronto allo spreco di risorse che questa ciclovia comporta». Da qui l’ennesima richiesta formale e ufficiale rivolta al presidente della Provincia Maurizio Fugatti: «Accolga finalmente l’appello più volte lanciato e rimarcato anche da una lettera inviatagli due mesi fa dalle tre sezioni di Italia Nostra coinvolte (Trento, Brescia e Verona), in cui si auspica che la decisione della Lombardia di non costruire più la ciclovia sulle proprie falesie, ma di optare per la navigazione da Gardone a Limone, possa essere assunta anche dal Veneto e da Trento per i tratti in fase di progettazione o non interessati dai lavori di esecuzione».