Campi Liberi
sabato 25 Aprile, 2026
Paolo Sussone, il liutaio di De André e Ben Harper: «Scolpisco la musica con l’abete rosso della foresta di Paneveggio»
di Benedetta Centin
L'artigiano racconta l'arte di trasformare il legno trentino in chitarre per i grandi miti. Dal restauro della mitica Esteve di Faber al legame con Brunori Sas: «Ogni strumento vibra di un’anima unica»
Quello di Paolo Sussone è un mestiere senza tempo, un’arte fatta di pazienza e meticolosità. L’arte di costruire la musica, di plasmare strumenti capaci di far vibrare l’anima da semplici blocchi di legno. Esclusivamente abete rosso della foresta di Paneveggio, Predazzo, «dalle caratteristiche perfette per rendere il suono molto ricco, unico» spiega il noto liutaio di Genova. In quasi quindici anni ha realizzato chitarre (classiche e acustiche) per artisti di fama come David Crosby, Brunori Sas e Jack Savoretti (solo per citarne alcuni). Pure Ben Harper gli ha fatto visita nel suo laboratorio, suonando e apprezzando i suoi strumenti. E solo il mese scorso ha realizzato il primo restauro della mitica E...
Leggi in libertà
Campi liberi
Max Collini e l'antifascismo senza retorica: «Così parlo alle generazioni lontane da questi eventi, perché la memoria non si perda»
di Paolo Morando
L'artista degli Offlaga Disco Pax: «Il fascismo è un terribile brevetto italiano, che ha i suoi proseliti nel mondo e non si è fermato al 1945»
Campi Liberi
Selvatiche e disobbedienti, le grandi esploratrici dimenticate. Ugolotti: «Le donne? Non sono Penelope in attesa, nel viaggio incarnano Ulisse»
di Marika Damaggio
La scrittrice al Trento Film Festival racconta le pioniere che hanno sfidato i limiti e il silenzio della storia. Dalle vette dell'Everest ai deserti: le biografie sommerse delle viaggiatrici che hanno cambiato il mondo
Campi Liberi
Massimo Rizzante e l'inganno dell'arte ai tempi dell'intelligenza artificiale: «I festival non sono più luoghi di scoperta, vince il conformismo»
di Gabriella Brugnara
Il saggista: «Il problema numero uno oggi è il confine tra ciò che è umano e ciò che non lo è. Oggi non siamo certi neppure dell’origine delle opere, tanto che arriviamo a costruire algoritmi per verificarne l’autenticità»