Campi Liberi
martedì 21 Aprile, 2026
Massimo Rizzante e l’inganno dell’arte ai tempi dell’intelligenza artificiale: «I festival non sono più luoghi di scoperta, vince il conformismo»
di Gabriella Brugnara
Il saggista: «Il problema numero uno oggi è il confine tra ciò che è umano e ciò che non lo è. Oggi non siamo certi neppure dell’origine delle opere, tanto che arriviamo a costruire algoritmi per verificarne l’autenticità»
Se le frontiere dell’arte sono erranti, non per questo tutto si equivale. La loro mobilità non cancella le differenze, ma rende più difficile riconoscerle. È proprio qui che si gioca una delle questioni centrali del nostro tempo in ambito artistico e letterario. A partire dagli anni Novanta, una sorta di nuova «religione» ha progressivamente dissolto i confini tra alto e basso, producendo una coesistenza indistinta. Il rischio non è la mescolanza in sé, che è sempre esistita, ma la perdita della capacità di distinguere. È qui che, per l’autore, si annida una forma di conformismo, una tacita adesione al mondo così com’è. A questo si aggiunge un altro tratto decisivo: il rapporto con il passato. Più che...
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