L'editoriale

venerdì 24 Aprile, 2026

Trento Film Festival, una storia di inclusione

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Un evento che si pone in dialogo con la società fin dalla sua istituzione, assecondando e anticipando temi e sensibilità

È primavera, zaino in spalla, pronti per il Trento Film Festival edizione numero 74. Una manifestazione ambiziosa fin dai primi anni di vita, che ha permesso di portare personaggi e idee che ben difficilmente sarebbero arrivati nel piccolo e periferico Trentino del dopoguerra. Grazie alla sua longevità, la storia di questo festival è leggibile anche come barometro della società in cui è cresciuto negli anni. Il sottotitolo più recente «montagne e culture», con la declinazione al plurale, conferma la sua propensione a una curiosità che non vuole limitarsi a sentieri già percorsi.

Nell’anno in cui si celebra l’ottantesimo anniversario della prima volta in cui le donne italiane hanno ottenuto il diritto di votare ed essere elette, può essere interessante guardare la storia di questa manifestazione con la lente della presenza femminile. La Repubblica era stata scelta pochi anni prima della prima edizione del Festival, con il referendum del 2 giugno 1946, e aveva segnato il passaggio verso il consolidamento della pace e della democrazia. Ben due donne trentine, Elsa Conci e Maria De Unterrichter, entrarono nell’Assemblea Costituente. Un risultato che non deve però illudere sulla situazione reale dell’emancipazione femminile. In quelle stesse settimane i giornali trentini davano spazio al dibattito che proponeva di licenziare le maestre sposate per far largo ai maschi tornati dal fronte.

Anche il Festival del cinema di montagna per molti anni resta declinato al maschile. Sandra Tafner ricorda che negli anni Sessanta non era facile fare la giornalista a Trento ma in collaborazione con Enrico Goio iniziò a scrivere di quanto succedeva nel Festival. Tafner racconta che mentre l’alpinista Silvia Metzelin coordinava una tavola rotonda organizzata dal festival dedicata alle donne in montagna e del cinema di montagna, Annetta Stenico non poteva avvicinarsi alle pareti da scalare con i pantaloni: li teneva nello zaino e per evitare insulti li sostituiva alla gonna solo all’ultimo momento.

Questo andamento, fatto di accelerazioni e frenate, accomuna la storia dell’emancipazione delle donne italiane e trentine con la loro presenza nel Festival. La prima regista a vincere la Genziana d’oro per il miglior cortometraggio si ha già nel 1958. Héléne Danssonville firma con René Vernadet una storia modernissima, il racconto di una spedizione di uomini poco «machista». La storia è dedicata a due alpinisti francesi, reduci da una spedizione che li ha lasciati gravemente mutilati e che vengono mostrati nelle difficoltà della salita al Dente del Gigante. Dopo questa vittoria, però, si aspetta fino al 1982 per trovare un’altra regista vincitrice di un premio: la Genziana d’argento a Lindsay Dodd (anche lei co-regista).

La Giuria del concorso è composta per molti anni solo da uomini, è ancora Danssonville a rompere questo primato maschile e ad essere la prima donna nominata nel gruppo che valuta i film della XXII edizione. Ma non è un’apertura definitiva, dopo di lei sono necessari altri vent’anni perché un’altra regista, Audrey Salkeld, sieda in giuria.

Negli stessi decenni, i dati della rappresentanza femminile del Trentino nel Consiglio provinciale e al Parlamento raccontano una storia simile. Dal 1948 al 1968 siedono in piazza Dante una o due donne per legislatura (Zita Lorenzi, Teresa Sassudelli, Enrica Perrazzolli, Carla Grandi). Concluse le esperienze politiche di Conci e De Unterrichter, l’elettorato trentino per vent’anni non elegge nessuna candidata a Roma.

La prima donna a sedere nel direttivo del festival di Trento è Sandra Frizzera, nel 1980, seguita nel 1991 da Silvia Metzeltin e poi da Lia Giovanazzi e da Micaela Vettori. Solo a partire dal 2002 cominciano a essere presenti contemporaneamente più componenti femminili nel direttivo. Nel 2010 anche la direzione passa a una donna, Luana Bisesti, che insieme ai presidenti guida un festival sempre più inclusivo: l’attenzione all’infanzia, alle scuole, all’ambientalismo e alla sostenibilità messa in pratica in primis dall’organizzazione, e alle donne.

Nell’edizione di quest’anno le registe presenti con i loro lavori sono 28 su 130, 88 le donne che partecipano ai 150 eventi che animeranno la città e la giuria vede una maggioranza femminile. Il Trento Film Festival si pone in dialogo con la società fin dalla sua istituzione, assecondando e anticipando temi e sensibilità. Il programma di quest’anno offre una rilettura intensa e poco edulcorata della storia sociale trentina con «Fémene», di Elena Goatelli, che dà voce a generazioni diverse di femmine della Valsugana. A volte guardarsi riflessi in un lago di montagna non è solo romantico, può essere doloroso e necessario per capire cosa siamo stati prima ancora di capire cosa si vuole diventare.

*Ricercatrice della Fondazione Museo storico del Trentino